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Volla. Al posto dell'ampliamento dell'azienda di famiglia, spunta la grande distribuzione

di Arnaldo Capezzuto

 

Nell'immenso romanzo di Volla dove l'illegittimo diventa legittimo e le colate di cemento, oltre a invadere i territori, entrano nelle coscienze, c'è un'altra storia tra le storie.

Se le zone 'F' del PRG destinate alla realizzazione di attrezzature di interesse pubblico, quali scuole, palestre, asili nido, centri sociali, ambulatori, piazze e spazi di fruizione pubblica sono state 'adoperate' ad uso e consumo per interessi privati - vedi il clamoroso caso del 'Progetto Futurama' – nel panorama desolante del piccolo comune alle falde del Vesuvio, non poteva mancare la grana delle aree agricole.

Sempre in deroga agli strumenti urbanistici, costruendo a tavolino il codicillo ad hoc, limando la normativa, cesellando il provvedimendo, interpretando il regolamento ad uso e consumo di parte e piazzando la giusta sentenza del Tar o del Consiglio di Stato - a poco a poco - le aree a vocazione agricola di Volla, si sono trasformate in sterminati suoli edificabili.

Chiedi il permesso per costruire la casa del contadino, poi del custode e ancora del guardiano. Si, però c'è la produzione e la trasformazione e la lavorazione dell'azienda di famiglia. Insomma, serve un altro capannone. Però congiuntamente occorrono strutture adatte per l'uso dei macchinari e impianti. E in previsione di una crescita dell'impresa con più posti di lavoro, più occupati e quindi una ricaduta importante per la collettività, il Consiglio comunale non si può esimere da autorizzare l'edificazione di altri capannoni sul terreno sempre agricolo, vincolandolo.

E se la burocrazia si mette di traverso, allora scatta l'ultimatum con una data precisa oltre la quale: addio posti di lavoro e investimenti. E si scatena una corsa contro il tempo ed ecco che l'assemblea decreta l'ampliamento.

Certo ci potrebbero essere dei problemi di legittimità allora nella delibera scriviamo – nero su bianco - che i proprietari non posso né vendere i capannoni, né cambiare la destinazione d'uso - almeno diciamo ragionevolmente per 25 anni. Tutti contenti, tutti soddisfatti.

Trascorrono i mesi e sorge il capannone e anche un parcheggio di servizio. Dell'ampliamento della produzione neppure l'ombra e le assunzioni promesse? Colpa della crisi economica, dello spread e occorre rivedere i piani, le strategie, insomma, il capannone vincolato passa in fitto a un'azienda che nulla c'entra con l'originaria richiesta del permesso e l'avvio delle procedure.

Della serie: pacco, doppio pacco e contrpaccotto.

Accade anche e non solo questo nella creativa Volla, dove ognuno fa ciò che vuole: tanto le leggi, i regolamenti e le normative si piegano ai voleri.

Per sommi capi è una storia realmente accaduta. C'è l'azienda agricola di Massimo Sorrentino. In data 20 gennaio 2015 giunge al Comune di Volla un'istanza della agricola 'Terre mie Srl' per l'insediamento di un'azienda produttiva attraverso l'ampliamento di edifici in corso di costruzione, in variante ai previsti strumenti di pianificazione urbanistici.

Parte dei suoli sono di proprietà di un'altra società del gruppo, l'azienda agricola del Vesuvio snc di Angelo Sorrentino, fratello di Massimo e con il loro papà Raffaele hanno acceso diversi mutui bancari.

Il Comune attraverso una procedura richiede la monetizzazione delle aree da cedere a standard urbanistici di cessione diretta ed all'asservimento ad uso pubblico delle aree stesse. Scartofie con tanto di timbri, pareri, relazioni, conferenze dei servizi, controrelazioni e tric trac tecnici di noto ufficio comunale.

Sta di fatto che la vicenda si dipana a cavallo di un commissariamento straordinario e nel corso della sindacatura di Andrea Viscovo, trova la soluzione definitiva con l'ok degli uffici e la decisione dell'autorizzazione della variante.

E c'è una certa urgenza perchè i Sorrentino devono assumere personale e hanno contratto debiti per finanziarie l'impresa di famiglia. C'è il serissimo rischio che il Gruppo Conad, maggior cliente della società, visto l'allungamento dei tempi - colpa un'ottusa burocrazia e una elefantiaca amministrazione - saranno costretti a rivolgersi ad un altro fornitore.

Il rischio è serio e alla luce della già scarsa carenza di posti di lavoro occorre correre a gambe levate. Viene deciso - dopo solleciti, riunioni, istanze - che l'azienda potrà ingrandirsi su via De Carolis e via Tamburiello.

L'amministrazione incassa un po' di soldi che potranno essere utilizzati per opere pubbliche.

L’Azienda Agricola Terre mie s.r.l. , come standard si impegna anche ad intervenire su via Filichito (in questa strada stanno sorgendo impressionanti complessi commerciali), per allargare una strettoia - intento che resta solo sulla carta - tutto finisce nel dimenticatoio, insomma, chi doveva controllare - vedi ufficio tecnico -  non ha avuto il tempo necessario di sollecitare.

C'è un particolare però assolutamente da non trascurare, il Consiglio comunale inizialmente - stabilisce che l'azienda per 25 anni -  non può cambiare la destinazione urbanistica. Però siamo a Volla e può accade un colpo di magia: l'area, invece, per un potere divinatorio viene convertita in attività commerciale con unità produttiva, aree espositive e di commercializzazione con ingressi, spogliatoio e servizi.

Alla fine della giostra, solo per un fortuito caso - al posto dell'ampliamento del gruppo agricolo, e delle tante promesse assunzioni, sorge - attraverso il fitto dei suoli e relative strutture - un complesso della grande distribuzione.

Nell'area prima agricola e poi commerciale di via De Carolis, s'impianta la 'adhoc' - il cash & carry su misura per te.

E il sesto punto commerciale e s'intergra con quelli già presenti a Arzano, Capua, Castellammare, Orta di Atella e San Sebastiano.

Un esperimento purtroppo durato poco. A Volla dopo qualche mese dalla sua apertura, l' 'adhoc' è costretta ad abbassare la saracinesca.

Troppo alti i costi di gestione, scarsi gli introiti e troppe aspettative deluse. Ora il capannone di via  De Carolis, quello che doveva accogliere l'ampliamento dell'azienda agricola di famiglia, i nuovi occupati, per la produzione e fornitura dedicata alla Condad è desolatamente vuoto. Appunto.

Siamo a Volla, ognuno fa quello che vuole. Tutto è autorizzato, tutto è legittimo nell'illegittimità.

 

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