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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Venezuela, soluzione diplomatica contro un muro di gomma

Nessuna schiarita sui negoziati per il Venezuela e non si fermano le proteste.  Almeno 100 persone sono rimaste ferite nei nuovi scontri tra manifestanti e poliziotti scoppiati ieri a Caracas, in Venezuela, contro il presidente Nicolas Maduro. Come riferiscono i media locali, i sostenitori dell'opposizione hanno occupato un'autostrada nel centro della capitale venezuelana e violenze sono esplose dopo che la polizia ha usato gas lacrimogeni e cannoni per disperdere la folla. Dall'inizio di aprile, 60 persone sono state uccise e più di 1.000 ferite nelle proteste contro il governo socialista di Maduro.

La diplomazia continua a fallire. Si è conclusa con un nulla di fatto la riunione dell'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) convocata sulla crisi. I rappresentanti di 34 nazioni americane, di cui 18 ministri degli Esteri, si sono riuniti a Washington senza successo: nessuna delle due posizioni che si erano delineate alla vigilia sulla situazione politica nel Paese di Nicolas Maduro ha raggiunto i 23 voti necessari per essere approvate. La posizione sostenuta da Stati Uniti, Canada, Messico, Perù  Panama era volta a sollecitare il presidente venezuelano a convocare elezioni anticipate e sulla liberazione dei prigionieri politici, mentre altri paesi, specie caraibici, chiedevano una pacificazione tra le forze che si contrappongono nel Paese.
Il ministro degli Esteri del Guatemala, Carlos Raul Morales, che ha presieduto l'incontro, ha dovuto prendere atto che nessun consenso e' stato raggiunto a Washington su come affrontare le turbolenze in Venezuela. Scontri e proteste in cui si sono registrate più di 60 vittime dall'inizio di aprile. Il negoziatore delle Bahamas ha dichiarato tuttavia che le nazioni partecipanti hanno accettato di continuare a parlare. Le pressioni dell'OAS non piacciono comunque a Maduro: il 29 aprile il Venezuela ha inviato una lettera all'assise in cui ha annunciato il ritiro dall'organizzazione. Un processo che richiede almeno due anni, ma che Maduro vuole portare a casa speditamente.