Venezuela: con l'apertura ad Israele Guaidò lancia un preciso messaggio alla Russia di Putin

"Un colpo al cuore". Con queste parole era stata definita la mancata presa di posizione da parte del Governo italiano rispetto alla crisi in Venezuela. A pronunciarle, durante l'incontro alla Camera con un Gruppo parlamentare PD, i membri della delegazione venezuelana in Italia a sostegno dell'autoproclamato presidente Juan Guaidò. "L'Italia fa parte della nostra anima" spiegavano i delegati, manifestando insoddisfazione per il mancato sostegno a Guaidò da parte dell'esecutivo italiano.

Decisamente più rilassati i toni dopo le parole in Aula del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. "L'appoggio del Parlamento ci dà speranza. Chi è con Guaidò è dalla parte giusta della storia" ha detto Francisco Sucre, a capo della delegazione venezuelana. "Il fatto che il ministro Moavero abbia detto che le elezioni debbano essere fatte il prima possibile per noi è un passo molto importante", gli ha fatto eco Rodrigo Diamanti, responsabile Aiuti Umanitari.

Contro ogni aspettativa, il capo della Farnesina è riuscito nel difficile compito di trovare una sintesi tra le visioni - diametralmente opposte - espresse dalle due anime politiche del governo gialloverde rispetto al Venezuela.

Sì alle elezioni, no a Maduro

L'Italia, dunque, ha finalmente trovato un posizionamento, per quanto ondivago, sulla faccenda: pur non riconoscendo apertamente l'autorità di Guaidò come presidente ad interim, il Bel Paese dà semaforo verde alla celebrazione di nuove elezioni presidenziali, considerando illegittime quelle che hanno consegnato a Maduro lo stato sudamericano.

La carta Israele

Un retroscena interessante, nella trama diplomatica tessuta da Guaidò e dal suo entourage, riguarda - strano a dirsi - un quadrante geograficamente lontano, il Medio Oriente. L'autoproclamato presidente venezuelano, infatti, ha dichiarato di star lavorando per ripristinare i rapporti tra Venezuela e Israele, interrotti circa un decennio fa in solidarietà con i palestinesi.

L'ex presidente venezuelano Hugo Chavez con la Kefiah palestinese al collo

"Sono molto felice di comunicare che il processo di stabilizzazione dei rapporti con Israele è al suo livello più alto", ha detto il presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana in un'intervista al quotidiano "Israel Hayom". L'annuncio formale del ristabilimento dei rapporti e dell'apertura di una nuova ambasciata venezuelana nello Stato Ebraico, ha chiarito Guaidò, arriverà "a tempo debito". La comunità ebraica, ha sottolineato il politico venezuelano, "è molto attiva e prospera e ha contribuito grandemente alla nostra società".

La svolta di Guaidò

Dal punto di vista geopolitico, l'apertura dell' "anti-Maduro" ad una rinnovata amicizia con Tel Aviv gli permette di dare un colpo al cerchio americano e l'altro alla botte russa. Dopo anni di chavismo, il cui leader era tra i pochi capi di stato al mondo ad esprimersi apertamente a sostegno della causa palestinese, Guaidò tenta di cambiare totalmente musica. Israele, tra l'altro, è stato tra i primissimi paesi a riconoscere la presidenza ad interim di Guaidò. Che per tutta risposta ha pensato bene di ricambiare la cortesia con questa dichiarazione di intenti filo-israeliana.

La funzione strategica di questo riposizionamento è quella di inserirsi nel filone che va da Donald Trump, il presidente Usa che ha riconosciuto Gerusalemme come capitale dello Stato Ebraico, a Jair Bolsonaro, controverso capo dello stato brasiliano dalle posizioni smaccatamente filo-israeliane.

Mosca: il destinatario

Ma non è su questo lato della barricata che Guaidò tenta di far colpo. Il messaggio veicolato dal flirt con Israele, infatti, è diretto principalmente alla Russia di Vladimir Putin. Il perno attorno al quale ruota la lista dei paesi pro-Maduro (Siria, Iran, Turchia). Mosca, com'è noto, intrattiene ottimi rapporti con lo Stato Ebraico, la cui stabilità è necessaria per le ragioni strategiche russe. Inoltre, gli ebrei di origine e di lingua russa in Israele - dove presto si andrà a votare - rappresentano un blocco elettorale assai potente e in grado di spostare consensi.

Pertanto, letta fra le righe, quella di Guaidò sembra proprio una strizzata d'occhio a Mosca, cui si propone come interlocutore affidabile anche in quadranti complessi come il Medio Oriente. Degno di nota, però, che altri paesi dell'asse anti-Guaidò come la Siria di Assad e l'Iran Khomeinista considerano Israele una minaccia esistenziale (e viceversa). Discorso diverso per la Turchia di Erdogan, che con lo Stato Ebraico intrattiene da decenni un rapporto improntato all'ambiguità.

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