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Vannini, l'intervista a Meluzzi: "Manca il movente, ecco perché non è stato Antonio a sparare"

Vannini, l'intervista a Meluzzi: "Manca il movente, ecco perché non è stato Antonio a sparare"

Continua a destare perplessità e dubbi la sentenza della Corte d'Appello sul caso Vannini. Il giovane Marco ucciso a vent'anni a causa di un colpo partito, accidentalmente, dalla pistola del suocero Antonio Ciontoli. La famiglia del ragazzo ha deciso di rivolgersi alla Corte Europea dei diritti dell'uomo se anche in Cassazione ( terzo grado di giudizio) ci dovesse essere una cattiva gestione del caso, a detta della madre. Il24.it ha contattato il criminologo professor Alessandro Meluzzi.

 

Professore perché a Quarto Grado, durante la puntata di venerdì scorso ha asserito che secondo lei non potrebbe essere stato Antonio Ciontoli a sparare?

Tutte le indagini sono partite dalle dichiarazioni di Ciontoli. Manca in movente, una ricostruzione attendibile dei fatti, un esame su tutti gli altri membri della famiglia dello Stub. E' mancata la possibilità da parte dei legali della difesa ( della famiglia Vannini) di ispezionare la casa. Non ci sono le basi per credere che quella dei Ciontoli sia la versione attendibile. A cattive indagine, c'è un cattivo processo.

E in cassazione cosa può succedere?

La cassazione è un giudizio di legittimità non di merito. Quindi potrebbe rimandare ad un secondo appello.

Ma secondo lei ci sono delle falle nel sistema giudiziario italiano. Mi riferisco al caso di Amanda a Perugia, o al giallo di Avetrana, dove quasi tutto si è basato un sogno.

Il sistema giudiziario italiano ha parecchie falle. Il problema è la professionalità di chi fa le indagini e di chi giudica. Non bisogna farsi influenzare dall'opinione pubblica. Questo è certo. Non bisogna piegarsi a quello che le emotività collettiva propone.

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