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Valanga a 5 Stelle, ora si teme che 'la bolla politica' possa esplodere. Di Maio corre ai ripari con un'unità di crisi

Silenzio stampa. Stop ai social. Riunioni, analisi dei flussi elettorali, ascolto dei territori.

Quello che doveva essere solo un conciliabolo con i fedelissimi, gli esperti ed i collaboratori si è trasformato – con il trascorrere delle ore - in un'unità di crisi.

La situazione preoccupa. Per la prima volta dalla sua fondazione il Movimento 5 Stelle sbanda pericolosamente.

Non è solo un inciampo elettorale c'è qualcosa di più. Un male oscuro  annebbia, paralizza, rompe il respiro.

La riserva aurea del consenso grillino richia di svalutarsi. Il clima è pesante.

Piano, piano si è insinuata una sorta di 'profezia che si autoadempie'.

La ridda di voci sull'inconsistenza, incapacità e improvvisazione politica dei 5 Stelle si propaga, rimbalza e attecchisce.

C'è il fondato timore che si finisca a gambe all'aria. La propaganda non tira più. I video e i selfie non piacciono. Il volto del leader frontman non buca più.

C'è una sorta di invecchiamento precoce, una stanchezza, l'assenza di una novità. Ai grillini servirebbe una sorta di predellino berlusconiano.

Se si dovesse perdere anche in Sardegna e in Basilicata come è stato per l'Abruzzo, il Movimento 5 Stelle arriverebbe all'appuntamento del 26 maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo, senza più benzina.

Da domenica notte, non si chiude occhio al quartier generale grillino. C'è preoccupazione e ansia, la 'bolla politica' potrebbe esplodere e riportare tutti i parlamentari con i piedi a terra.

Il sogno onirico interrotto bruscamente e davanti agli occhi il flop di ciò che doveva essere la 'grande rivoluzione'.

L'analisi dell'andamento dei consensi coincide con i principali sondaggi: L'elettorato potenziale dei 5 Stelle è disilluso, frustrato e annichilito dalla cruda realtà. Anche il reddito di cittadinanza appare insipido.

Le aspettative sono parzialmente andate deluse, la credibilità della classe politica grillina è in caduta libera.

La percezione generale è di disorientalemento. C'è un sentiment popolare negativo. Ormai esiste il pregiudizio:  nel Movimento 5 Stelle c'è una classe politica pasticciona, non all'altezza del compito e non in grado di portare avanti le sfide del cambiamento.

La Lega di Matteo Salvini rassicura di più e in questi quasi 10 mesi ha dimostrato concretezza, pragmatismo e lungimiranza. Il Carroccio comincia a fare breccia e sviluppare un forte appeal verso gli elettori grillini.

C'è chi imputa a Luigi Di Maio la messa in opera di una manovra- trappola per far bruciare un disorientato e confuso Alessandro Di Battista.

Le performace di Dibba - non appena rientrato dal suo viaggio - sono state disastrose tanto è vero che gli esperti gli imputano di aver fatto perdere al Movimento almeno il 2 per cento di voti.

La situazione sta precipitando, la fronda interna cresce e stringe tra i denti il coltello. Chiede a gran voce più collegialità, dialogo con i territori, l'istituzione di un comitato consultivo, la valorizzazione dei parlamentari e un cambio di rotta nei confronti della Lega di Salvini.

Poi c'è una guerra silenziosa ma condotta con decisione per l'approvazione di una deroga al regolamento per il terzo mandato. Un passo a cui Luigi Di Maio sembra - anche alla luce degli insuccessi elettorali - voler cedere per blindare ed evitare fuoriuscite di parlamentari verso altri lidi.

La situazione è delicatissima, il fiato sul collo di  Matteo Salvini è enorme.

Nonostante i tanti contrasti 'contrattuali', ultimo la questione Tav, con l'alleato, il Movimento 5 Stelle non può rompere l'alleanza. Ne è cosciente Di Maio, si rischierebbe l'estinzione politica.

Al varco c'è poi il presidente della Camera, Roberto Fico, la sua corrente ortodossa è in salute. Rappresenta il nocciolo duro, lo spirito vero che ha ispirato la nascita del Movimento, insomma, l'intransigenza dei principi e le pratiche.

In uno scenario di scomponimento e implosione politica dei 5 Stelle, Fico, potrebbe giocarsi un'importante partita: riconnettere le variegate realtà e inaugurare una nuova geometria politica in Parlamento che vedrebbe la Lega emerginata.

Poi c'è il ruolo del premier Giuseppe Conte che è l'unico che continua a crescere nei sondaggi e invocato dallo stesso Di Maio a scendere in campo in sostegno della credibilità del Movimento.

Per ora l'unico dato certo è l'allestimento di una unità di crisi, la voglia di capire e correggere il tiro prima che sia troppo tardi o forse lo è già per Luigi Di Maio.

di Arnaldo Capezzuto

 

 

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