Sign in / Join

Dazi Usa: il vero obiettivo è la Cina ma ci rimettono tutti, Italia compresa

di Francesco Petronella

L'Unione europea sta preparando una risposta coordinata ed organica alla "guerra commerciale" scatenata dalla decisione, da parte di Donald Trump, di imporre dazi doganali sull'importazione di acciaio e alluminio. Le contromisure europee saranno un punto all'ordine del giorno durante seduta plenaria del parlamento europeo che si inaugura oggi a Strasburgo. L'Unione europea, ha dichiarato la commissaria europea per il commercio Cecilia Malmström, "non ha paura" delle minacce protezionistiche sull'acciaio, l'alluminio o le automobili lanciate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e "si difenderà dagli intimidatori".

Come già sottolineato in questa sede, l'Unione europea, forte della sua strategia unitaria, sta già attivando i propri dispositivi per rispondere colpo su colpo all'iniziativa protezionistica della Casa Bianca. Le nuove misure approvate da Washington hanno ancora contorni nebulosi per quanto riguarda l'eventuale esenzione di paesi comunitari (o dell'Ue in toto) ed un possibile allargamento dei dazi ad altre merci. Su questo aspetto Donald Trump ha lasciato intendere che il provvedimento potrebbe toccare anche il settore automobilistico. Quest'ultima misura, sebbene buona parte della produzione della Fca (specialmente quella del comparto Chrysler) avviene in terra statunitense, poterebbe impattare sensibilmente l'economia italiana.  I mezzi di trasporto rappresentano, infatti, 8,14 miliardi di euro dell'export italiano verso l’America (nel 2017). Secondo i dati dell’Osservatorio economico sul commercio internazionale del ministero dello Sviluppo, per il  2017, l'export delle automobili, in particolare, ha costituito l’11,3% del totale delle esportazioni italiane verso l’America, per un controvalore pari a 3,7 miliardi di euro.

Altro comparto potenzialmente a rischio è quello delle eccellenze agroalimentari italiane, settore il cui gli Stati Uniti assorbono il 10% delle esportazioni totali. Pasta, olio, salumi e prodotti caseari: tutti prodotti che potrebbero finire nel mirino dei dazi. Tra i prodotti alimentari esportati negli Usa dal Bel Paese, a farla da padrone è ovviamente il vino. I pregiati vitigni italiani, nonostante molti americani preferiscano il vino made in California, generano un export pari a 1,2 miliardi di euro, una voce di primaria importanza. Tuttavia, la confagricoltura nutre preoccupazioni ben più ampie rispetto al solo scenario italiano: "Non solo le nostre esportazioni agro-alimentari sono a rischio. Possono essere alterati i normali flussi commerciali delle commodities a livello mondiale, a scapito della competitività delle imprese".

Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura

A lanciare l'allarme è Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura, sottolineando che l'obiettivo nel mirino dei dazi non è l'Unione Europea, bensì la Cina. Nonostante ciò, le ritorsioni sui mercati europei non tarderebbero ad arrivare. Giansanti utilizza l'esempio della soia, uno dei capisaldi dell'export agricolo statunitense, per suffragare l'ipotesi di questa reazione a catena. Il presidente, infatti, riferisce che Pechino "ha già fatto sapere che intende tassare l'import di soia dagli Stati Uniti, che lo scorso anno è ammontato in valore a circa 14 miliardi di dollari" precisando che"non sarebbe un problema insuperabile per gli operatori cinesi sostituire il mancato import dagli Usa con la produzione raccolta in Brasile, da dove già arriva la metà delle importazioni. Tuttavia, l'impatto sul mercato mondiale sarebbe inevitabile". Infatti, osserva Giansanti: "Il secondo importatore al mondo di soia, dopo la Cina è l'Unione Europea. Un aumento delle quotazioni inciderebbe sui costi e sulla competitività del settore zootecnico".

In un mondo globalizzato in cui i flussi economici e finanziari legano a doppio filo la vita e la competitività delle aziende di tutto il mondo, il ripiegamento protezionistico (per non dire autarchico) di Donald Trump suscita perplessità anche in patria. "Negli Usa le principali associazioni agricole hanno assunto una posizione nettamente contraria ai dazi", aggiunge Giansanti, evidenziando che, Secondo l'Associazione dei produttori di soia "è stato sacrificato il progresso e il potenziale dell'agricoltura americana". Per i produttori di grano a stelle e strisce, invece, le decisioni prese a Washington "sono contrarie alle regole del commercio internazionale, che ha garantito la competitività delle imprese".