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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Ungheria: la teoria del "complotto di Soros" porta Orban alla vittoria

di Francesco Petronella

All'indomani della schiacciante vittoria elettorale di Fidesz, partito ungherese populista e di destra, il primo ministro Viktor Orban ha manifestato la sua intenzione di "limitare" la capacità di gruppi civici di aiutare migranti e rifugiati nel Paese. Ottenuti 134 seggi su 199 in parlamento, Fidesz e gli alleati democristiani si apprestano a far passare le cosiddette misure "Stop Soros". Questo è quanto ha dichiarato Janos Halasz, portavoce parlamentare del partito.

Orban ha fondato sulla paura del fenomeno migratorio - più percepito che reale - il proprio successo elettorale. Nel sostenere la futura stretta su organi e gruppi civili a sostegno dei migranti, il premier ungherese ha affermato che l'opposizione - collaborando con le Nazioni Unite, l'Unione europea e il ricco filantropo George Soros - voglia trasformare l'Ungheria in un "paese di immigrati", inondandolo di stranieri per lo più musulmani e minacciandone la sicurezza e l'identità cristiana. Prima delle elezioni, il governo di Orban aveva avvertito che l'Ungheria sarebbe "piombata nel caos" se fosse diventata un "paese di immigrati" come la Francia o il Belgio. "Se la diga esploderà" ha detto Orban venerdì in occasione di un raduno finale della campagna elettorale "se i confini saranno aperti, se gli immigrati metteranno piede in Ungheria, non si tornerà indietro". Con questa retorica, Orban ha attinto a piene mani da una nota teoria del complotto ( si veda qui) secondo cui Soros, ricco uomo d'affari ebreo dal suggestivo cognome palindromo, sia l'abile burattinaio dietro l'"islamizzazione" forzata dell'Europa, veicolata dalle migrazioni incontrollate. Di articoli di debunking che smontano questo tipo di teorie, il web è assai ricco. Sta di fatto che, con tali idee, Viktor Orban ci ha vinto le elezioni ungheresi, suscitando preoccupazione tra gli attori internazionali.

La vittoria di Fidesz, infatti, può essere inserita nel contesto di quello che alcuni hanno già definito il trionfo di un fenomeno politico nuovo. Quella "democrazia illiberale - scrive il ricercatore Eugenio Dacrema su Il Foglio - che rompe i confini della distinzione dei poteri, che censura stampa e opposizione, che trasforma le elezioni in termometri politici in cui l’affluenza conta più dei risultati". "Il potere di Fidesz si basa sul controllo della vita politica e delle istituzioni indipendenti", osserva invece l'analista Bulcsu Hunyadi del Political Capital Institute"l'unico obiettivo è quello di rendere Fidesz l'unico attore politico in grado di dominare il discorso pubblico in Ungheria"

Le nuove leggi, facenti parte del pacchetto "Stop Soros", potrebbero rendere difficile per i gruppi che lavorano con i richiedenti asilo continuare le loro attività nel Paese. Inoltre, la proposta prevede la tassazione di redditi percepiti dall'estero, l'allargamento del "margine di difesa" ungherese di ben 8 chilometri oltre i confini del Paese, l'espulsione di stranieri che, senza autorizzazione, aiutano i rifugiati all'interno dei confini statali. Tutte misure, insomma, in linea con la prassi "anti-sorosiana".

Per quanto concerne le reazioni politiche all'estero, la cancelliera tedesca Angela Merkel si è congratulata con Orban, assicurando che il suo paese sarà un "partner affidabile" per Budapest, nonostante le divergenze. Il portavoce della Merkel, Steffen Seibert, non ha voluto rilasciare commenti sui toni della campagna elettorale di Orban, sottolineando. però, che la cancelliera e il suo governo stanno offrendo "di promuovere ulteriormente la cooperazione, a livello bilaterale e nel quadro della nostra comune appartenenza all'UE e dei valori che ci uniscono in Europa".

Il presidente francese Emmanuel Macron, che a proposito delle elezioni tedesche e italiane aveva affermato "che vinca l'Europa!", non sarà probabilmente soddisfatto del risultato consacrato dalle urne ungheresi. D'altronde Orban fa parte, insieme al Front National di Marine Le Pen, di quel fronte anti-europeista e xenofobo che corre lungo tutto il vecchio continente, passando anche per l'Italia. "Impariamo dagli altri qualche volta" ha commentato Daniela Santanchè (FDI)  "e mi riferisco al premier ungherese Orban che sta dettando nel suo paese una linea diversa dai modelli europei". Al neo eletto premier ungherese vanno anche le simpatie di Giorgia Meloni, che ha definito Budapest "il modello" a cui ispirarsi. "Orban vince perché fa gli interessi del suo popolo" ha detto la leader di FDI "perchè difende l'identità cristiana dell'Europa, dice no al processo di islamizzazione forzata e non ha paura di combattere contro la speculazione finanziaria".

Insomma, quella che da molti è stata finita "l'onda nera" destinata a travolgere anche l'Italia in sede elettorale in realtà non è arrivata (almeno per ora) nel Bel Paese. Ma il fronte anti-europeo e anti-migranti sicuramente ha visto nella vittoria di Orban un importante capitolo della propria storia, con uno sguardo verso il futuro.