Sign in / Join

Una coltellata spezza il cuore a giovane calciatore, l'assassino si costituisce

Un momento di follia. La lama che spunta all'improvviso Il fendete vibrato al cuore. E' la eseguenza da brivido, il terrore, l'incredulità di una morte assurda.

Napoli ripiomba nuovamente nelle tenebre e nell'inferno della violenza.  Si è costituito nella notte ed ha ammesso di aver ucciso Raffaele Perinelli al termine di un litigio nato per banali motivi. Si chiama a A.G., ha 31 anni ed è un venditore ambulante incensurato, che abita a Miano, lo stesso quartiere del 21 enne promessa del calcio locale colpito a morte da una coltellata al petto.

Assistito dal suo penalista di fiducia, l’avvocato Rocco Maria Spina, A.G. ha bussato alla porta dei carabinieri di Casoria ed ha poi sostenuto nel corso della notte un lungo interrogatorio del pm Anna Frasca: “Ho rovinato la vita di quel ragazzo, ma anche la mia".

L'epilogo tragico sabato notte. E' stato un attimo di follia. Raffale Perinelli è in sella al suo scooter, quando incrocia l’auto di A.G. che negli ultimi giorni aveva un coltello perché aveva paura di incontrarlo e quando è nata la colluttazione ha deciso di impugnare l’arma.

Un fendente vibrato al petto - emitorace sinistro - che gli ha spaccato il cuore in due parti. Inutili i soccorsi, la corsa al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelle. Il giovane era già moribondo. Nulla da fare.

Raffaele Perinelli, era un promettente calciatore, aveva esordito nel Sant'Agnello, per poi militare nel Gragnano e nella Turris. I dissidi con quest'ultima squadra si erano conclusi con la condanna per la Turris a risarcirgli 3 mila euro per stipendi non corrisposti in maniera giusta. Perinelli era attualmente svincolato in attesa di sistemazione in un nuovo club.Era molto conosciuto a Miano.

Sull'esistenza del giovane c'era quell'ombra enorme che ne condizionava l'esistenza. Suo padre Giuseppe, fu ucciso in un agguato di camorra.L'uomo era affiliato al clan dei Lo Russo, i capitoni.

Il padre fu ammazzato durante uno dei periodi più complessi della storia della camorra napoletana. Non fu, quella, una guerra per difendere interessi e potere del clan. Fu invece il grido di vendetta di un boss rimasto vedovo. Cinque omicidi per punire chi aveva ucciso sua moglie. Chi l'aveva massacrata a colpi di fucile. Lei era Assunta Sarno, consorte del boss di Donnaregina Giuseppe Misso ammazzata nella cosiddetta strage di Acerra nel '92.

 

A quella mattanza seguirono cinque delitti, raccontati dai familiari pentiti dello stesso Misso, pure lui collaboratore di giustizia. Tredici persone - alleate di Misso - furono arrestate con l'accusa di essere responsabili di quegli omicidi. La Direzione distrettuale Antimafia aveva ricostruito l' intero scenario della vicenda. Quando Assunta Sarno viene uccisa nel '92 (con il braccio destro di Misso, Alfonso Galeota) il marito boss era in carcere.

Ne era uscito soltanto nel '99 e con un solo pensiero: vendicare la moglie. E negli anni da uomo libero - tra il ' 99 e il 2003 - scatenò la ritorsione contro i Licciardi, i responsabili - per lui - della strage di Acerra. Con la collaborazione degli scissionisti del clan Lo Russo di Miano furono ammazzati Vincenzo Murolo, Antonio Ranieri "Polifemo", Giuseppe De Tommaso e Gennaro Esposito. Infine Giuseppe Perinelli, degli Scissionisti dei Lo Russo, per avvertire gli alleati: non tornate con i Licciardi.

di Pier Paolo Milanese