Sign in / Join

Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Trump o Putin: quale populismo
piace a Di Maio e Salvini?

di Francesco Petronella

Mentre iniziano le consultazioni per la scelta dei presidenti di camera e senato, Lega e Movimento 5 Stelle iniziano a delineare con maggior chiarezza anche il loro posizionamento per quello che riguarda la politica estera dell'Italia di domani. Rispondendo ad una giornalista russa che gli chiedeva che posizione intendesse assumere il movimento pentastellato nei confronti delle sanzioni contro Mosca, Luigi Di Maio, candidato in pectore alla presidenza del consiglio, ha risposto che "le sanzioni alla Russia sono un problema legato alla nostra agricoltura, ai danni che ha fatto alla nostra economia" e ha aggiunto " ci lavoreremo negli interesse degli italiani, non degli Usa, della Russia o di chissà chi”.

E' una risposta abbastanza equilibrata quella del leader M5S , soprattutto se paragonata a posizioni ben più nette espresse in passato da esponenti del movimento: "Abbiamo detto più e più volte, lo abbiamo scritto anche nel nostro programma: le sanzioni alla Russia vanno eliminate perché sono un danno per la nostra economia. La Russia è un partner strategico fondamentale per la lotta al terrorismo e per la stabilità del Medio Oriente". Così si esprimeva giusto un mese fa il deputato pentastellato Manlio Di Stefano, già capogruppo del Movimento 5 Stelle nella Commissione Affari Esteri e Comunitari. Quello di Luigi di Maio non si può considerare un vero e proprio voltafaccia, ma fa capire quanto il leader del movimento abbia iniziato una fase di riposizionamento rispetto allo scenario europeo e mondiale. Se  è vero, come ha affermato molto spesso lo stesso Vladimir Putin che la guerra fredda non è finita, posizionarsi oggi nel mondo vuol dire scegliere a che distanza porsi tra Mosca e Washington. In realtà il Movimento 5 Stelle non ha mai nascosto la propria fascinazione verso Donald Trump, vedendo nella sua elezione la voglia del popolo americano di liberarsi da quell'establishment vituperato e stantio, incarnato da Hillary Clinton. Se è vero che, come già discusso in questa sede, la famigerata troll factory russa ha spinto con grande costanza gli argomenti e le battaglie M5Ssul web, probabilmente è all'inquilino della Casa Bianca che si indirizzeranno le attenzioni del movimento nella fase post-elettorale (con tutto ciò che ne consegue in termini di Nato e missioni all'estero). D'altronde il viaggio di Di Maio negli Usa, con inconvenienti annessi, è stato proprio un tentativo di accreditare il movimento agli occhi del mondo a stelle e strisce.

Ben saldo sulle posizioni verso il Cremlino resta invece Matteo Salvini. Il leader del Carroccio, oltre ad aver manifestato più volte la propria ammirazione personale verso Putin, ha anche affermato che "le sanzioni contro la Russia stanno danneggiando i nostri imprenditori, abbiamo perso quasi dieci miliardi di euro di mancate esportazioni in Russia". Sulla cifra sbandierata da Salvini, l'Agi ha condotto un grande lavoro di fact-checking, giungendo alla conclusione che "Si tratta di un calcolo semplicistico" dal momento che le sanzioni "non sono l’unico, e probabilmente nemmeno il più importante degli elementi da considerare" per spiegare il calo negli scambi tra italia e federazione russa.

Al di là delle cifre, le affermazioni dei due leader permettono un'ulteriore riflessione. Siamo di fronte a due forze populiste che, nella partita geopolitica mondiale, si trovano a doversi posizionare rispetto ad altri due giganti, Putin e Trump, considerabili anche essi populisti. Tuttavia, gli eventi degli ultimi mesi lo dimostrano, si tratta di due forme di populismo molto diverse.

Trump, con i suoi dazi, le epurazioni e la lenta politica di disimpegno americano in Medio Oriente, rappresenta un populismo conservatore che tende a chiudersi in se stesso e ad archiviare (finalmente, secondo qualcuno) un'epoca di spregiudicato interventismo americano in vari scenari mondiali. L'obiettivo è quello di rassicurare la pancia dell'America sul fatto che i suoi interessi basilari saranno tutelati: insomma America First!.

Putin, nonostante vesta i panni del presidente isolato e "circondato" da Usa, Nato e paesi alleati, ha uno spirito decisamente più internazionalista della sua controparte statunitense. Questo internazionalismo va in due direzioni uguali e contrarie: da una parte l' interventismo economico e militare a dir poco massiccio in Medio Oriente, dove  il leader del Cremlino tiene in pugno il regime siriano e si sta lentamente guadagnando la fiducia della leadership palestinese, oltre alla cooperazione con Pechino per salvare il Venezuela dal debito; dall'altra la capacità di Putin di attirare le simpatie di una macro-categoria definita "anti-imperialismo", formata da tutti coloro che vedono nell'America "il grande satana" le cui azioni sono sempre e comunque sbagliate. Che si tratti di fascisti, sovranisti, nostalgici dell'Unione Sovietica, poco importa: se Putin è l'alternativa all' "imperialismo americano" allora merita fiducia e ammirazione.

Da quale parte finiranno per schierarsi Di Maio e Salvini, sarà la storia a dirlo con certezza.