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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

"A testa alta", stasera su canale 5 la storia dell'imprenditore Libero Grassi, ucciso dalla mafia

L'imprenditore Libero Grassi ha difeso il suo lavoro senza cedere al ricatto mafioso: "Non abbasserò la testa. Cedere alla mafia sarebbe come perdere l'anima". Fu ucciso il 29 agosto 1991 a Palermo. "Un uomo vero e un eroe che non si può non ammirare" spiega l'attore Giorgio Tirabassi, che lo interpreta nel film tv 'A testa alta' diretto da Graziano Diana, in onda il 14 gennaio su Canale 5, primo titolo della collana Liberi sognatori prodotta da Taodue.

"Io non avrei mai avuto il suo coraggio" confessa l'attore "avrei pagato subito il pizzo, anche in anticipo".

Eroi borghesi. I "liberi sognatori" sono quattro italiani da ricordare, quattro eroi borghesi che non hanno piegato la testa e hanno pagato con la vita.

Renata Fonte (interpretata da Cristiana Capotondi), consigliere comunale di Nardò (Lecce) venne uccisa nel 1984 perché difendeva la riserva naturale di Porto Selvaggio dal cemento. Difendeva la bellezza.

Gli altri film sono dedicati a Mario Francese (avrà il volto di Marco Bocci), cronista del Giornale di Sicilia che scriveva del potere mafioso dei Corleonesi, assassinato il 26 gennaio 1979.

Greta Scarano interpreta la giovane Emanuela Loi, agente della scorta di Borsellino, che perse la vita insieme al magistrato e ai colleghi Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina nella strage di Via D'Amelio, il 19 luglio 1992.

'A testa alta' è stato girato nei luoghi dove l'imprenditore viveva, nella vera casa dei Grassi, messa a disposizione dalla moglie Pina Maisano (morta il 7 giugno 2016, e alla quale il film è dedicato) e dai figli Alice e Davide, che portano avanti l'attività del padre. Pina è interpretata da Michela Cescon, mentre Diane Fleri è Alice.

Nel film Libero Grassi non si arrende, fa conoscere la sua battaglia: partecipa alla trasmissione di Michele Santoro Samarcanda. Una puntata storica, quella dell'11 aprile 1991, pochi mesi dopo sarebbe stato ucciso.

Spiegava: "Non pago il pizzo alla mafia perché è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore e perché implica dividere le scelte con il mafioso". Un uomo libero, un libero sognatore.