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Stupro in India: i colpevoli saranno impiccati

La Corte suprema indiana ha confermato oggi le condanne a morte inflitte a quattro imputati protagonisti nel dicembre 2012 di uno stupro collettivo selvaggio su un autobus in movimento a New Delhi che causò la morte fra atroci sofferenze di una studentessa, poi ribattezzata "Nirbhaya" (Colei che non ha paura).
L'incidente, per la sua brutalità, causò viva emozione nell'opinione pubblica indiana e internazionale e spinse il Parlamento ad inasprire le misure punitive per i responsabili di violenza sessuale.
Durante la lettura della sentenza che confermava la pena capitale per i responsabili dello stupro - Mukesh Singh, Pawan Gupta, Vinay Sharma e Akshay Thakur - pubblico e famigliari della vittima hanno applaudito un passaggio in cui si sostiene che "se mai c'è stato un caso per il quale l'impiccagione è appropriata, ebbene è questo".
I giudici hanno anche sostenuto che le circostanze aggravanti contro gli imputati, tutti ventenni, superano ampiamente quelle attenuanti costituite da povertà delle famiglie, età, buona condotta in prigione, e esistenza di figli. E il giudice R.Banumathi ha infine commentato che "se la brutalità mostrata dagli accusati nel commettere uno stupro in branco, il sesso praticato contro natura, l'inserimento di una sbarra di ferro nelle parti intime della vittima, non sono elementi che spingono ad utilizzare lo strumento della pena di morte, mi domando quali essi sarebbero".