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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Strage di Latina. Domani i funerali delle piccole Alessia e Martina. La loro mamma oggi ha conosciuto la tragica verità

di Arnaldo Capezzuto

Un bagliore di luce, di nuovo il respiro, la percezione del dolore, il corpo dilaniato dalle ferite, il risveglio dal torpore, il movimento impercettibile delle palpebre e poi il consapevole spostamento millimetrico del braccio. Accanto a lei, i medici e gli infermieri.

Aspettavano il risveglio. Antonietta Gargiulo, 39 anni, originaria di Melito, è da otto giorni, in un letto del reparto di rianimazione e terapia intensiva dell'ospedale San Camillo di Roma. Sofferenze e ancora sofferenze. Tre interventi chirurgici, per ora. Presa per i capelli e strappata alla morte. Non ha capito. Nessuno ha capito. Non c'è niente da capire.

Quell'uomo, l'ha corteggiata. Si sono innamorati e amati. La grande gioia : diventare genitori per due volte. Due fiori, Alessia e Martina, appena 14 e 8 anni. Sangue del proprio sangue. Tanto amore e poi ancora amore.

Il black out. L'inferno. L'inenarrabile. Quel fidanzato, marito, padre che distrugge tutto. Impugna la sua pistola di carabinieri e si accanisce e stermina l'intera famiglia e prima di togliersi la vita dispone e organizza i funerali. Aberrante, insensato, diabolico.

E Dio che fa? Dove ha guardato questa volta. Perchè il Signore è così disattento, distratto. Luigi Capasso, 43 anni, segue un piano preciso, cinico, folle. Non accetta la separazione. Prova rancore.

Lei, Antonietta aveva detto : basta. “Ho paura di quell'uomo, ho paura per le mie figlie. Deve stare lontano da noi”. L'aveva scritto nell'esposto. Non era una denuncia. Temeva per il suo lavoro di appuntato dei carabinieri in servizio nella Caserma di Velletri. Non voleva rovinarlo. Del resto era sempre il padre delle loro figlie.

Sono le 5 del mattino, si accanisce contro Antonietta, sotto casa. Sa del turno di lavoro alla Findus. E' un agguato. Neppure la guarda. Punta la pistola, preme il grilletto per due, tre, quattro volte. E' sicuro di averla ammazzata. Afferra la borsa e prende le chiavi dell'appartamento. Entra e si dirige nella cameretta  delle sue bimbe. La piccola Martina dorme. Rivolge l'arma e per tre volte fa fuoco. Alessia è nella stanza accanto, dorme nel lettone. Sente i colpi. Salta in piedi. Si alza. Corre. Non è un presagio. Ha già capito. Si getta contro quell'uomo che impropriamente è suo padre. Cerca con tutta la forza che ha in corpo di fare qualcosa, opporsi, difendere la sorellina già in una pozza di sangue.

Sembra esitare. Non è un tentennamento. E' un moto di stizza. Rabbia che si aggiunge alla rabbia cieca. Si accanisce su quel corpicino. Sei proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Violenza, atrocità, raccapriccio immane. E' la punizione. Alessia voleva disubbidire, ha tentato di sottrarsi a quel destino ineluttabile.

Trascorreranno 8 ore, un tira e molla, trattative poi Luigi Capasso rivolgerà il revoler alla tempia e si ammazza.

Ci sono due bare bianche, nella chiesa di San Valentino a Cisterna di Latina, gli orsacchiotti, i pupazzetti, i giochi più cari. Tanti messaggi, lettere e cartoline inviate da tutta Italia.

Alessia e Martina, vite spezzate, trucidate, angeli volati in cielo senza un perchè. E Antonietta stamane doveva sapere, conoscere la verità.

Sono stati i medici a monitorarla mentre un pool di psicologi e alcuni familiari, il fratello e la sorella, le stavano accanto. Piano, piano. Parole cesellate come carezze per raccontare un qualcosa di aberrante. Spiegarle dei contrasti con il marito, l'aggressione, l'agguato e poi la tragedia. Antonietta non ricorda nulla. Sforza i pensieri. C'è solo la mimica facciale per comunicare. E' immobilizzata. Un proiettile le ha spaccato la mandibola.

“La signora Gargiulo ora sa quello che è successo ed è supportata da psicologi ma soprattutto dalla famiglia. Ci vorrà molto, molto tempo prima che possa riprendersi” -spiega il legale che segue la vicenda - “Ci saranno i funerali delle bambine ed è stato proclamato il lutto cittadino a Cisterna di Latina -prosegue l'avvocato - Devo dire che ho ricevuto tantissime telefonate di vicinanza da tutto il paese, donne, uomini con e senza figli. La signora ovviamente date le sue condizioni di salute non sarà presente ma ci saranno i suoi familiari. Ora bisogna solo aspettare, dovrà fare un bruttissimo viaggio dentro se stessa, un viaggio lungo che dobbiamo rispettare”, conclude.

 

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