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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

'Stesa' al Rione Forcella. Nel sacrificio di Annalisa, Maikol disarmate quei bulli criminali

di Arnaldo Capezzuto

 

Li hanno uditi in modo distinto. Non erano fuochi d'artificio. Due, tre botte secche. Da queste parti l'orecchio è allenato. Subito, il balzo in avanti precipitoso nel porsi lontano da porte, finestre e balconi.

E' il manuale di guerra urbana. E' una prevenzione imparata con la pratica.

Il raid, l'ennesimo è avvenuto a pochi passi dove quella maledetta sera del 31 dicembre del 2015 in piazza Calenda, a pochi passi dal Teatro ‘Trianon’, Maikol Giuseppe Russo trovò la morte. Senza giustizia. Nulla si è saputo di quella 'stesa'. Indagini ferme. Ennesimo innocente ammazzato.

A ricordarlo i familiari e qualche amico. Neppure la pietà del Rione Forcella, che davanti alla targa che ne ricorda la morte hanno piazzato un cestino di rifiuti sempre traboccante.

Lo scuorno. La vergogna. Quella odiosa connivenza-convenienza per non far prendere collera i malamenti.

Rione Forcella, 2018. Periferia del centro storico di Napoli, Italia, Europa. E siamo sempre punto e a capo. In quei intricati e disgraziati vicoli nonostante arresti, sentenze di condanna non si riesce a 'normalizzare' il rione.

Viuzze lastricate da sangue innocente. Quattordici anni fa, Salvatore Giuliano, rampollo di una dinastia decadente di camorra, tentava di alzare la testa. Un conflitto a fuoco quel sabato del 27 marzo di 14 anni fa e resta ucccisa Annalisa Durante.

Un'adolescende bella come il sole, occhi azzurri e chioma bionda, la vita addosso e tanti sogni, tanta voglia di crescere.

Poi il buio, un dolore enorme, immane, tremendo, atroce. Da quella tragedia, Giovanni Durante, il papà di Annalisa ha tirato fuori il miele.

La dolcezza da una vita amara, vissuta sempre e solo con gli occhi umidi e un ciondolo stretto al collo.

L'impegno serio contro tutti e tutto: Biblioteca, scuola, progetti, socialità nel nome di Annalisa, l'angelo biondo.

Eccidi, violenza, odio non hanno insegnato nulla in quei vicoli bui dove nascosti si annida la verogna di Napoli.

Le 'stese', gli agguati, il clan, i sottobanchi, i gruppetti criminali, le baby gang, le paranze continuano a impervesare.

Armati e strafatti si accaniscono per conquistare ciò che non è più nulla ma solo disperazione di vite bruciate.

E ieri sera, i bulli criminali, i debosciati, le mummie hanno nuovamente organizzato la solita scorribanda per le strade del rione.

Pistole in pugno hanno esploso quattro, cinque colpi. Proiettili che si sono conficcati nei muri, nelle saracinesce ormai tiri a segno in quel poligono di tiro a cielo a perto.

Quel fuoco impazzito avrebbe potuto colpire altri inermi cittadini e provocare feriti, morti, vittime.

Come fu per il povero Maikol Giuseppe Russo. Forcella, è ingrata sembra condannata da un destino infame all' eterno inferno.

Se lo Stato ha mostrato determinazione e durezza, la lotta deve continuare. Andare casa per casa. Non avere pietà. Prenderli a uno a uno e trascinarli in carcere. Spezzare il familismo. Sottrarre i figli. Fare il vuoto. Togliere le creature.

Proprio oggi e non domani occorre sostenere i tanti semi piantati nel rione, aiutarli a crescere e sognare ciò che sognava Annalisa Durante: "Anche a Forcella dev'essere possibile vivere normalmente senza temere cose brutte".