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Spia russa e crisi diplomatica: tutti contro Putin....ma non troppo

"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo "Gattopardo". Questa massima sembra rispecchiare appieno la ricalibrazione delle posizioni verso Mosca da parte dei paesi europei, dopo che una raffica di espulsioni di diplomatici russi  dai rispettivi territori nazionali ha fatto sussultare le cancellerie di mezza Europa. La Francia di  Emmanuel Macron, in questo senso, sta già facendo da apri-fila.

Questa mattina il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha confermato che il capo dell'Eliseo si recherà in visita a Mosca nel mese di maggio come previsto. "Vogliamo mantenere un dialogo onesto, non ambiguo, comprensibile ed esigente con la Russia", ha chiosato il ministro francese.

Il Cremlino, da parte sua, ha confermato che "continuano" i preparativi per la visita in Russia del presidente francese Emmanuel Macron, prevista per maggio, e ha apprezzato l'atteggiamento di Parigi, mantenutasi favorevole al dialogo, nonostante le divergenze. "Finora la Francia ha dimostrato un approccio costruttivo - ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov - nel senso che, nonostante le divergenze, a volto piuttosto serie tra i nostri due paesi, la leadership francese è intenzionata a risolvere i problemi esistenti, attraverso il dialogo". Il portavoce ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano se l'escalation di tensioni diplomatiche con l'Ue, innescata dal caso Skrypal, potesse influire sulla visita di Macron. "La posizione di Parigi coincide completamente con l'approccio del nostro presidente" Putin, ha poi sottolineato.

Insomma le grandi ripercussioni che si aspettavano dopo l'esodo forzato di funzionari russi dai paesi Ue sono ancora di là da venire.

Anche la Germania, che come la Francia ha ordinato l'espulsione di 4 uomini dell'intelligence russa, ha già avviato un percorso di "riavvicinamento" al Cremlino. Vladimir Putin, Angela Merkel ed Emanuel Macron, infatti, "studieranno modi per accelerare l'attuazione degli accordi di Minsk" relativi alla pacificazione in Ucraina "nei prossimi mesi". Questo è quanto fa sapere una nota del Cremlino concordata con le presidenze francese e tedesca. Quello ucraino è un tavolo in cui, Merkel e Macron lo sanno bene, non è possibile fare i conti senza Mosca.  Ma questo file non è l'unico a suggerire un approccio morbido a Belino e Parigi. Solo ieri, infatti, la Germania ha dato il via libera alla costruzione del controverso gasdotto sottomarino russo Nord Stream 2 nel Mar Baltico. Tuttavia, riferiscono i media tedeschi,oggi la Russia ha annunciato test missilistici tra il 4 e il 6 aprile, proprio nel tratto di mare per cui ha ricevuto il semaforo verde da Berlino. Mosca mostra i muscoli, dunque, e Berlino non può restare indifferente a certi input.

Sembrerebbe, dunque, che le acque si siano calmate, ma sotto la cenere della normalizzazione diplomatica cova ancora il fuoco della crisi. Nella giornata di ieri, infatti, la Commissione europea ha approvato un "Piano d'azione sulla Mobilità Militare" che vincola i paesi membri dell'Ue a consentire il passaggio degli eserciti Nato sul loro territorio. Il provvedimento, che mira ad accelerare la movimentazione delle forze Nato sul Vecchio continente, è stato giustificato citando la minaccia rappresentata dalla Russia. Quella che è venuta a crearsi è una sorta di "Schengen Nato", una misura che Putin, con tutta probabilità, non gradirà particolarmente.

 

Del tutto sui generis è il posizionamento dell'italia in questa situazione. La decisione di espellere due funzionari della diplomazia russa dal Bel Paese, è stata salutata come eccessiva da alcuni e come riduttiva da altri. Il fatto di mettere alla porta "solo" due uomini di Mosca è una rappresentazione plastica dell'attuale panorama politico italiano. La decisione, infatti, presa da un governo dimissionario, è poco più che una misura pro forma. Le forze politiche più importanti, Lega e M5s, sono state impegnate, infatti, nel dibattito per la nomina dei presidenti delle camere e lo sono tutt'ora per la formazione dell'esecutivo. "Al governo non avrei fatto una scelta del genere" è stato il commento del leader leghista Salvini "Leggere pochi minuti fa che invece che riannodare i fili del dialogo il governo italiano subisce la richiesta, che arriva da altri, ed espelle diplomatici russi mi sembra una cosa poco utile a un futuro di dialogo e convivenza" ha dichiarato il capo del Carroccio. Quanto al Movimento 5 Stelle, il leader politico Luigi Di Maio si è trincerato dietro un granitico, quanto eloquente, "no comment".