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Qual è il ruolo dell'Italia nel possibile intervento in Siria? Parla il Generale Vincenzo Camporini

di Francesco Petronella

Venti di guerra continuano a sferzare il Mediterraneo, un quadrante geopolitico da sempre molto importante per l'Italia. Per capire qual è il ruolo del nostro paese in questo frangente il24.it ha fatto qualche domanda al Generale Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica Militare e della difesa.

Per supportare l'imminente operazione Nato contro il regime siriano, l'Italia ha messo a disposizione dell'aviazione americana la base di Sigonella. Ci limiteremo al supporto logistico o c'è da aspettarsi un impegno più diretto?

Ad essere precisi non c'è un'operazione Nato contro Assad. Non mi risulta che il consiglio atlantico abbia approvato una cosa del genere. Pertanto si tratta di un'operazione americana, supportata da qualche altro alleato ma non nel quadro dell'Alleanza Atlantica. Sigonella è una base Nato che può essere utilizzata dai membri dell'Alleanza per attività Nato. Per iniziative puramente nazionali, invece, non può essere utilizzata per cose operative a meno che non ci sia un consenso esplicito del governo italiano. Quindi, finché si tratta di attività di tipo logistico come movimenti e trasporti, nulla quaestioSe ci dovesse essere la richiesta di utilizzare Sigonella per attività operative contro il regime di Assad, o in qualsiasi altra circostanza, ci dovrebbe essere una richiesta da parte del governo americano che andrebbe esaminata dal governo italiano. Poi il governo italiano prende una decisione, andando in parlamento o meno (questo è un'altra questione).

Quali mezzi ha disposizione l'Italia per il controllo delle attività?

A Sigonella c'è un comandante italiano che ha la possibilità di verificare tutto quello che sta accadendo. Quindi non è che gli americani possono fare di nascosto quello che vogliono, c'è sempre un controllo in tempo reale. Non è ipotizzabile un impiego surrettizio della base.

Il semaforo verde all'operazione è stato dato dal governo dimissionario, ricevendo forti critiche dalle "nuove forze politiche" specialmente la Lega.

Non c'è stato finora un assenso ufficiale da parte del governo all'operazione. Ieri c'è stato solo un dibattito al Senato, che mi ha fatto venire l'orticaria. Ma questo è un problema mio.

Mi rivolgo, però, più al cittadino che al Generale. Vede un futuro per Italia se il Paese prenderà posizioni meno allineate rispetto alle tradizionali alleanze?

Mi auguro di proprio di no. Il nostro paese isolato, fuori da ogni contesto di alleanza storica, conterebbe meno di nulla. Già conta poco, ma conterebbe ancora meno. Dicevo proprio stamattina che potremmo fare la fine della Spagna di Franco: un isolamento tale da far arretrare il Paese di decenni.

I critici rievocano fantasmi del passato come la Libia, l'Afghanistan e, soprattutto l'Iraq.  Ma la situazione è effettivamente simile?

Io vedo delle analogie molto forti specialmente con la questione libica, perché l'ipotesi di una operazione militare come quella che è stata evocata in questi giorni -che sarebbe la fotocopia di quella fatta l'anno scorso - senza un disegno politico al cui sostegno l'azione militare deve essere concepita ed effettuata, non ha senso. Le forze armate non sono altro che uno strumento della politica estera. Se non c'è una politica estera, riferita ad un determinato contesto internazionale, le forze armate non servono a nulla. Quindi l'azione militare di per sé serve a poco e rischia di fare disastri come quelli verificatesi in Libia.

Le forze armate italiane, dalla folgore ai carabinieri, sono molto stimate a livello internazionale. A cosa crede sia dovuta questa buona reputazione?

Noi abbiamo una buona capacità di interagire con le popolazioni locali quando siamo dispiegati in questo tipo di operazioni di peace keeping, come le ultime che lei ha citato. Il tutto deriva dal fatto che abbiamo a disposizione personale con un livello culturale di base molto più elevato rispetto a quello che hanno le truppe di altri paesi. "Grazie" alla situazione economica noi abbiamo almeno otto candidati per ogni posizione da soldato che mettiamo a concorso. Quindi si può fare un'ottima scrematura scegliendo ragazzi con un'istruzione superiore che hanno una capacità di capire i contesti e un senso di responsabilità che non tutti i paesi possono offrire.