Se toccano Giorgetti viene giù il governo

C'è un sospetto che gira negli ambienti leghisti con un insistente passaparola, e forse è qualche cosa di più di un semplice sospetto, riguardo al coinvolgimento nell'affaire Siri-Arata del sottosegretario Giancarlo Giorgetti, per il contratto di consulenza a Federico, figlio dell'imprenditore indagato.

Il timore che si sia voluto deliberatamente colpire l'uomo forte della Lega, l'anima intransigente del Carroccio, quella meno tenera con i 5 Stelle e meno incline ai compromessi in nome del mantenimento in vita dell'esecutivo gialloverde. E che il siluro sia, manco a dirlo, fuoco amico.

Non è un caso che ieri Dagospia abbia raccontato di un confronto dai toni accesi tra Salvini e i «capataz» del Carroccio proprio sul tema della sopravvivenza del governo, con annessa contestazione della linea prudente che il leader leghista continua a mantenere. Secondo il retroscena, Salvini avrebbe addotto «motivazioni politiche», ossia il timore che in caso di crisi di governo Mattarella invece di andare al voto «si inventi un altro governo». Ma per Dagospia gli altri pezzi grossi del partito avrebbero invece «il sospetto che (Salvini, ndr) tema gli inevitabili attacchi dei 5 stelle che, prima di morire, tirerebbero fuori di tutto».

Eccolo, lo spauracchio evocato da più parti. Quello del dossieraggio già pronto, anche contro gli alleati di governo, con fascicoli e denunce pronte a partire in caso di necessità da parte delle truppe pentastellate. E non è un caso nemmeno che tra i primi a sollevare il timore, nemmeno un mese fa, sia stato proprio Giorgetti. Che, stando a quanto scritto dal Corriere della Sera e mai smentito dal diretto interessato, avrebbe confidato a persone a lui vicine che «loro - ossia i pentastellati - hanno dei dossier su tutti, anche su di noi». Vista come è andata, il sottosegretario non aveva certo tirato a indovinare. E in effetti proprio la notizia della consulenza assicurata allo spin doctor leghista Federico Arata dalla presidenza del Consiglio sia stata «soffiata» proprio da ambienti grillini. E per curioso che sembri, l'esistenza di una «spectre» a Cinque stelle l'avrebbe ammessa, sempre in una intervista al Corriere, il sottosegretario alle Autonomie M5s Stefano Buffagni, che sul caso Tria spiegò che certe «brutte cose non sono uscite dall'intelligence del Movimento».

Che sia dunque la consapevolezza di Salvini dell'esistenza di non meglio identificati agenti grillini al lavoro nella raccolta di elementi compromettenti a suggerire al «capitano» leghista la prudenza ostentata in questi giorni? Il leader del Carroccio ha subito difeso Giorgetti, ma ha anche tirato le orecchie a Di Maio per aver evocato la crisi di governo, uno scenario che molti dei suoi cominciano a caldeggiare, ma che lui invece non contempla affatto. Proprio il ruolo ricoperto dal giovane economista Arata, negli ultimi anni attivo nel tessere rapporti internazionali per conto di Salvini e dei vertici leghisti, cercando di costruire una rete sovranista e legami con potenti esponenti nazionalisti in tutto il mondo, fa pensare che oltre al colpo rifilato a Giorgetti, la manina autrice del dossier abbia voluto avvisare pure il «capitano». Infatti Salvini è stato subito tirato in ballo dai pentastellati nelle polemiche seguite alla notizia del contratto di Arata a Palazzo Chigi con una nota nella quale il Movimento chiedeva conto al leader di fornire «quanto prima elementi utili a chiarire ogni aspetto», e in particolare gli domandava se «fosse a conoscenza» di quella consulenza.

(Fonte il Giornale)