Se la Lega arriva prima, cambia il governo. Conte dirottato agli Esteri. Giorgetti all’Economia. I “nuovi” ministri

 

Governo. Voto o rimpasto? Sono due le vie d’uscita alla crisi nella maggioranza gialloverde. Sia Matteo Salvini che Luigi di Maio non avrebbero alcuna intenzione di andare nuovamente ad elezioni. Ecco, dunque, che si fa largo l’ipotesi di un nuovo esecutivo Lega-M5S, con un nuovo contratto di governo e con rapporti di forza rivisti alla luce dell’esito del voto alle europee. Se la Lega arriva prima, sono due le caselle che potrebbero saltare.

Quella di Giovanni Tria, al ministero dell’Economia, e la sedia di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. La Lega invoca una svolta economica all’azione dell’esecutivo: l’unica soluzione per contenere una discesa nei consensi. Per la guida del ministero dell’Economia c’è il nome di Giancarlo Giorgetti: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nell’intervista a Bruno Vespa, non ha smentito l’ipotesi. C’è poi il discorso Conte: Matteo Salvini potrebbe tentare il blitz.

Governo: rimpasto o voto?

Provando ad andare a Palazzo Chigi, alla luce del verdetto elettorale. Ma il leader della Lega potrebbe decidere anche di restare alla guida del Viminale, chiedendo però un premier terzo. Cosa ne sarà di Conte? C’è chi lo vedrebbe bene al posto di Enzo Moavero Milanesi, alla guida del ministero degli Esteri. Luigi di Maio conserverebbero le due poltrone, Lavoro e Sviluppo economico, ma potrebbe pretendere la poltrona del sottosegretario alla presidenza del Consiglio per il fedelissimo Riccardo Fraccaro, oggi alla guida del ministero dei Rapporti con il Parlamento. In bilico altre due caselle: la Difesa, dove siede Elisabetta Trenta, e le Infrastrutture, con Danilo Toninelli.

Nella pattuglia di ministri leghisti, ci potrebbe essere qualche cambio, con l’ingresso di Riccardo Maroni o Luca Zaia, al posto di Lorenzo Fontana: una mossa per contenere la fronda interna contro Matteo Salvini. Ed evitare una pericolosa conta interna.

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