Sign in / Join

Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Scompare Mimì Pittella, la sua dynasty familiare tra potere, clientele e brigate rosse

di Arnaldo Capezzuto

E' scomparso nella sua casa di Lauria (Potenza) Domenico Pittella, detto Mimì , aveva 86 anni.  E' stato ex senatore del Psi nel collegio senatoriale del Lagonegrese per tre legislature, con le elezioni del 1972, del 1976 e del 1979.

E' il padre di Gianni Pittella, eletto nel centrosinistra al Parlamento il 4 marzo scorso in Campania e con alle spalle una lunga esperienza al Parlamento europeo, e di Marcello, che è presidente della giunta regionale della Basilicata.

Il 14 febbraio scorso Mimì Pittella era caduto riportando la frattura di un femore: da allora le sue condizioni, considerata anche l'età, non era più tornate quelle di prima. I funerali si terranno domani, alle ore 15 e 30 nella chiesa di San Nicola a Lauria e poi la salma sarà sepolta, nella tomba di famiglia.

La storia di Mimì Pittella è un romanzo lungo 80 anni. Di lui colpisce l'amore per le donne, tante ne sono entrate nella sua vita. Una leggenda narra che il giovane medico Mimì non si faceva scappare una sola donzella. E molti paesani nei loro discorsi attribuivano a Mimì molte paternità non riconosciute. Leggende forse. Sta di fatto che Domenica Pittella è stato un personaggio osannato dai lucani. Un potente.

Era un chirurgo che riuscì da solo a costruire un impero. Aveva una sua clinica privata a Lauria e forse - dicono - che entrò in politica per difendere e tutelare la sua creatura.

Lo scandalo scoppia quando cura nella sua clinica di Lauria, nel 1981, la brigatista Natalia Ligas, che era rimasta ferita ad una gamba. Quest'episodio ferma la carriera politica di Mimì ormai già crepuscolare. Le conseguenze giudiziarie saranno pesantissime.

Sarà accusato di associazione sovversiva e partecipazione a banda armata perchè oltre a curare la Ligas mise a disposizione delle Brigate Rosse la sua clinica che nei fatti ne diventò un covo.

La ferita d'arma da fuoco alla coscia della brigatista avvenne a seguito di un conflitto, durante il quale la Ligas aveva attentato alla vita dell'avvocato difensore del terrorista pentito Patrizio Peci.

Mimì Pittella fu accusato d'aver elaborato con le Br un piano per rapire Ferdinando Schettini, vicepresidente della giunta regionale della Basilicata e suo accerrimo nemico perchè dichiarò guerra proprio alla clinica privata di Pittella negando le autorizzazioni sanitarie che sancirono il declino della struttura.

Una storia che esplode in piena campagna elettorale. Siamo all' inizio degli anni Ottanta e c'è l'ascesa di Bettino Craxi alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

L'ex senatore Pittella viene arrestato il 4 ottobre e sconta i primi due anni e nove mesi di detenzione tra il proprio domicilio e il carcere di Regina Coeli; dopodiché ottiene la libertà condizionale.

Nel frattempo siamo nel 1984 è espulso dal PSI e la sua casa di cura privata è messa in vendita alla Regione Basilicata. Il processo d'appello, conferma la sentenza di condanna alla pena di dodici anni e un mese di reclusione, di cui quasi tre già scontati e altri due condonati.

E in attesa della sentenza definitiva della Corte di cassazione e dopo l'espulsione dalla Lega Meridionale, di cui era stato presidente onorario, decide di creare un nuovo movimento; quindi il 7 maggio 1991 costituisce a Roma la Lega Italiana assieme ad altri sodali, tra i quali spicca la figura del capo della loggia massonica P2 Licio Gelli.

Successivamente si coalizza con altri movimenti, tra cui il Fronte del Sud e la Lega Nazional Popolare di Stefano Delle Chiaie e Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, e costituisce una lista elettorale chiamata Lega delle Leghe, vicina agli ambienti di destra del Movimento Sociale Italiano, con cui si presenta alle elezioni del 1992: si candida sia al Senato, nel collegio di Lagonegro, sia alla Camera.

Sul suo capo si abbatte come una spada di Damocle la condanna definitiva della Corte di Cassazione e con grande tempismo taglia la corda.

Mimì Pittella si rende irreperibile e fugge in Francia. Dopo quasi sei anni di latitanza in territorio francese e in Belgio, decide di costituirsi al carcere di Rebibbia il 28 aprile 1999.

Il debito con la giustizia italiana, poi ridotto di un terzo per grazia parziale concessa il 18 novembre 1999 dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e già in parte saldato (cinque anni circa), è estinto tramite l'affidamento ai servizi sociali nell'anno 2002.

E' il figlio Gianni Pittella,  il suo erede politico. E proprio Gianni nel corso di un drammatico comizio pronunciato nella roccaforte di Lauria deve dissociarsi pubbicamente da suo padre.

E' il prezzo politico da pagare, un passaggio solo formale, è chiaro ed evidente che Mimì Pittella in Basilicata era un sovrano.

Non si muoveva e non si muove foglia se non lo decidono i Pittella, ed  è cosa risaputa.

La politica in casa Pitella è un diritto acquisito, una casata, il familismo, il potere che si tramanda. Lo stesso Gianni Pittella è europarlamentare da ben 18 anni, rieletto col Pd nel 2014 (grazie all'ennesima deroga) ed ha corso per diventare presidente del Parlamento Europeo. Qui la rottamazione non ha mai attecchito. Incrostazioni che si aggiungono ad altre incrostazioni.

E' stato l'ex segretario del Pd Matteo Renzi ad imporlo come candidato al Senato e il 4 marzo è stato eletto in Campania. Gianni Pittella è ora contemporaneamente eurodeputato e senatore.

Poi c'è il fratello Marcello, già assessore regionale e vicepresidente nella passata consiliatura regionale con qualche problema giudiziario da risolvere. Mentre un inconcludente commissario regionale - all'epoca Roberto Speranza - si sbraccia o fa finta di farlo per rinnovare la politica lucana, Marcello con un guizzo rovescia il tavolo e si candida a presidente della Regione Basilicata e viene eletto.

E in autunno si voterà proprio per le regionali in Basilicata, mentre l'anno dopo, nel 2019, per l'Europarlamento.

Pare che Marcello prenderà il posto di Gianni in Europa mentre il figlio di Gianni  che porta il nome del leggendario nonno scomparso oggi, si presenterà alle elezioni in Consiglio regionale.

I Pittella sono una certezza. In Basilicata è bandita la parola nomenklatura è stata sostituita dal termine famiglia.

Don Mimì Pittella non si fermava mai. Un vulcano e nonostante l'età era pimpante e pieno di iniziative. Grande lettura delle vicende politiche, un'agenda ancora fitta di numeri e riferimenti. Le sue parole erano ascoltate e riusciva ancora a condizionare con i suoi consigli.

La sua ultima fatica con tanto di presentazioni in giro per la Basilicata e non solo è il libro 'Una vita per il socialismo umanitario' edito da Koinè Nuove Edizioni, forse il suo testamento politico e umano.

Tanti i messaggi e i comunicati per ricordare don Mimì. Colpisce quello di una generosa Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi che ricordando l'ex senatore dice : “Se ne va un uomo delle istituzioni, un medico generoso, una tra le personalità più rilevanti della nostra Regione e della scena politica nazionale”.

Ecco Mimì Pittella forse non era proprio un uomo delle istituzioni.