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Scardinare l'Europa:
Trump e Putin hanno lo stesso obiettivo

di Francesco Petronella 

Come un fulmine a ciel sereno arrivano a pochissime ore dall'inizio del G7 le dichiarazioni inaspettate da parte del capo della Casa Bianca. "La Russia dovrebbe partecipare al G7 e rientrare nel gruppo" ha affermato alla stampa il presidente Usa, Donald Trump, prima di partire per il Canada per partecipare al vertice. "Vorrei raccomandare, e tocca a loro decidere, che la Russia dovrebbe essere presente alla riunione". Il presidente ha aggiunto che - anche se potrebbe essere non politicamente corretto - i paesi del G7 "hanno un mondo da gestire" e che la Federazione dovrebbe essere autorizzata a prendere parte al tavolo dei negoziati. Sulla stessa linea il neo presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte. Il premier in un Tweet ha scritto che "Sono d'accordo con il Presidente Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. È nell'interesse di tutti".

Suonano alquanto strane le parole del Tycoon se si considera che - in virtù di analoghe esternazioni filo-russe - il Ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini è stato ben presto oggetto di critiche. Degno di nota, però, il fatto che le accuse di possibile "doppia fedeltà a Roma e a Mosca" contro il leader leghista siano arrivate - piccate e pesanti - dagli ambienti politici europei e italiani, non da Washington. Il fatto non è secondario: è evidente che a Trump non dispiaccia affatto che uno dei suoi alleati storici, come l'Italia, affidi le proprie sorti a chi vede in Putin il proprio nume tutelare. Conte, dal canto suo, non può che fargli eco.

Qual è il punto? L'Italia che oggi si presenta al G7 è al centro di flussi politico-diplomatici che non vedono Russia e Stati Uniti come attori contrapposti, bensì come parti contraenti alla pari. La posta in gioco è alta, anzi altissima. In ballo c'è il futuro dell'Unione Europea e l'Europa stessa. Il capitano leghista Salvini, infatti, fa parte di una grossa dinamica che, senza la dovuta storicizzazione del fenomeno, sta passando nelle analisi politiche col nome di populismo. Nello stesso solco si inseriscono l'ungherese Orban, il britannico Farage, la francese Le Pen e anche l'asse Austriaco Kurz-Strache. L'Italia giallo-verde, in cui il ruolo dei pentastellati andrà sempre più scemando, è però la vera leva per scardinare il progetto di un'Europa unita e probabilmente anche dell'Euro. La querelle di questi giorni sulla rimozione delle sanzioni contro Mosca, confermata dal governo Conte, è il primo passo per far saltare il meccanismo di Bruxelles. Le sanzioni, infatti, sono in vigore sin dall'aggressione russa all'Ucraina del 2014 e sono una questione gestita a livello europeo.  Utilizzando la logica del divide et impera l'Italia rappresenta chiaramente l'anello debole su cui fare leva per mettere in discussione la coesione dell'Unione. A trarre beneficio da un'Europa sfilacciata sarebbe sicuramente Putin, che può tranquillamente continuare a trattare bilateralmente con ogni stato per vari argomenti e affari.

Però, a ben vedere, ne trarrebbe beneficio anche Trump. Un'Europa debole è un alleato meno problematico, che non chiede un rapporto da pari a pari. Lo smantellamento dell'Ue, tra l'altro, non implica lo smantellamento della Nato, un organo in cui Washington può far sentire la propria voce senza dover far fronte a paesi dotati di una strategia coesa. Sfaldare l'Unione, inoltre, permetterebbe agli Usa di ferire - stavolta in maniera più cruenta - quello che è il vero obiettivo dei dazi statunitensi: la Germania di Angela Merkel. Le forniture europee del comparto dei metalli agli Usa formano lo 0,1% (circa 6 miliardi e mezzo di euro) dell'export complessivo dell'Ue. L'industria pesante tedesca, pertanto, può reggere tranquillamente all'impatto dei dazi, e Trump lo sa perfettamente. Far saltare direttamente il tavolo di Bruxelles, invece, può avere tutta un'altra efficacia, tale da colpire Berlino e rilanciare il manifatturiero americano - vecchio e senza grandi pretese di innovazione - a scapito dell'Europa a trazione tedesca. L'Euro, infine, resta la moneta forte da battere, specialmente se si considera che gli stati europei - tra gli altri escamotage - stanno pensando di utilizzare l'euro per bypassare le sanzioni americane contro l'Iran.

La contropartita per la Russia di Putin ha un nome ben preciso: Gasdotto Trans Adriatico, in gergo Tap. La realizzazione di questo impianto, grazie al supporto di un governo a trazione leghista, permetterebbe a Mosca anche di fare a meno del Nord Stream 2, progetto molto avanzato in quanto a realizzazione ma molto più difficile da gestire data la necessità di dialogare con Berlino, cliente piuttosto esigente. La Germania, oltretutto, è la base di appoggio in Europa per il vero gigante economico emergente che è la Cina. Una Germania depotenziata, in questo senso, diventa ancora più appetibile per Washington e Mosca in chiave anti-cinese.

Il piano per le due potenze mondiali è semplice: sfondare l'Europa con l'ariete del nazional-populismo per conseguire ognuno i propri obiettivi. L'Italia è la testa di ponte di questa offensiva, e ciò chiarisce eventi altrimenti inspiegabili come la visita in Italia di Steve Bannon, il guru americano della "globalizzazione populista" in odore di RussiaGate, e l'acquisto di grosse fette del debito italiano da parte di fondi d'investimento americani: un vero salvagente per l'Italia di domani, eventualmente senza Europa e senza Euro.

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