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Scandalo stadio. Il ministro Bonafede, sogna che il suo nome non esca nelle intercettazioni

di Arnaldo Capezzuto

 

C'è un certo imbarazzo dalle parti di via Arenula, sede del ministero della Giustizia. Alfonso Bonafede, molo attento ai sondaggi e alla percezione del suo nome all'interno del Movimento 5 Stelle, corre ai ripari e scrive un articolo sul blog delle stelle, mettendo le mani avanti e ribadendo che la lotta contro i corrotti e i corruttori sarà intransigente e durissima: “Devono restare in carcere”.

Sa che la vicenda del nuovo stadio della Roma e il sistema magnetico organizzato dal costruttore Luca Parnasi, vede i grillini non esenti da responsabilità. E poi Luca Lanzalone, il manager messo alle calcagna dell'incerto e inesperto sindaco Virginia Raggi è stata una sua idea.

L'inchiesta della Procura di Roma potrebbe diventare un buco nero e risucchiare tutto e tutti. Oltre cento pagine ovvero un intero capitolo dell'ordinanza dei magistrati che ha mandato 9 persone in carcere e 16 indagate sono omissate. In settimana potrebbero essere depositate altre carte d'indagini con ulteriori intercettazioni.

Ci potrebbero essere altri nomi, circostanze e frasi dette con leggerezza in un contesto più largo. E Bonafede suo malgrato si trova in una posizione molto delicata: presiede il dicastero che amministra la giustizia.

Non a caso un malefico senatore Matteo Renzi, ieri su Raitre, da Lucia Annunziata ha auspicato che quanto prima il Guardasigilli venga in Parlamento a riferire sulla vicenda.

A chi ha avvicinato Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro e Luigi Di Maio con cortesia rispondono “Non commento le indagini in corso”.

Chiariamo il ministro Bonafede allo stato attuale non ha un coinvoglimento diretto nella vicenda relativo allo stadio della Roma però è vero che l'avvocato Luca Lanzalone da Genova, e finito agli arresti domiciliari è tata una sua creatura.

Fu lui a presentarlo a Beppe Grillo e accreditarlo al Movimento 5 Stelle. Non un semplice consulente, infatti, il presidente dell'Acea ha scritto il nuovo statuto dei pentastellati. Si scopre che conquistato il vertice della municipalizzata capitolina, il suo nome era pronto per sbarcare alla Cassa depositi e prestiti.

C'è imbarazzo – dicevamo – perchè da quelle carte giudiziarie potrebbe saltare anche il nome del ministro della Giustizia. Si torna al problema iniziale e di base: i Pentastellati non hanno una classe dirigente.

S'imbarcano personaggi per trasformarli in manager pubblici oppure 'consiglierei' di amministratori eletti ma inabili a stare nella macchina delle istituzioni. E anche il premier Giuseppe Conte è stato indicato dal ministro Bonafede.

Lanzalone non era uno qualsiasi nell'amministrazione Raggi. Era una sorta di 'mister Wolf ', pronto a risolvere tutti i problemi e dare i giusti consigli a una Raggi sempre più disorientata e inadeguata.

Del resto è sotto gli occhi di tutti l'intervento a Porta a Porta della sindaca con un Bruno Vespa che l'informa del consiglio comunale che ha appena deciso di dedicare una strada alla memoria di Giorgio Almirante. Il primo cittadino resta quasi immobile, pupille spalancate e non sa cosa dire. Imbarazzo rotto  da una sorta di risata nervosa.

Il legale livornese, premiato e messo a capo dell'Acea, la municipalizzata del Comune di Roma, su volere di Luigi Di Maio e con Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede fu imposto nella Capitale a vegliare sull'incerto sindaco Virginia Raggi. Ricordate i pasticci iniziali? Nei fatti un commissariamento. Responsabilità politiche ineccepibili e chiare.

Lanzalone ad un certo punto si è trasformato nel classico facilitatore, un cursore di parte che bypassando partiti, schieramenti politici porta avanti una serie di relazioni interessate, costruisce orizzonti, apre prospettive. E' lo schema classico della politica con il metodo dell'intrallazzo incorporato. Difficile credere che i vertici pentastellati nulla sapevano oppure che l'avvocato di Livorno agiva in modo autonomo.  

Il trio delle meraviglie, ora addirittura ministri, Di Maio, Bonafede e Fraccaro fingono di cadere dalle nuvole. Fanno la voce grossa, depistano e liquidano le domande più ficcanti con “non parlo di un'inchiesta in corso”.

Nel campo magnetico del costruttore Luca Parnasi, patron del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle, e amico personale del leader Matteo Salvini  e di Giancarlo Giorgetti c'erano finiti proprio tutti, insomma, tutto il nuovo arco costituzionale compresi i grillini.

E qui compare nella storiaccia anche Davide Casaleggio che è finito sotto i riflettori per una cena proprio con il presidente della Acea avvenuta il 12 giugno in un ristorante di corso Vittorio, a pochi passi dal Senato. Prima nega, poi ammette e infine parla solo di una coincidenza se nello stesso locale si trovava Lanzalone. Si scopre, invece, che quella sera il locale era dedicato a un evento dell'associazione Gianroberto Casaleggio e tra gli invitati c'era proprio il presidente  Acea.

L'oca torna al punto di partenza, il Guardasigilli Bonafede deve chiarire, spiegare e raccontare la verità.

 

 

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