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Scandalo "rimborsopoli": spuntano altri nomi illustri. Scoppia la guerra nel Movimento 5 Stelle

Si infoltisce la lista dei deputati pentastellati finiti sotto la lente di ingrandimento per lo scandalo "rimborsopoli". Tra i nomi dei big ci sono Roberta Lombardi, candidata alla presidenza della Regione Lazio, il senatore Michele Giarrusso, Danilo Toninelli e la senatrice Barbara Lezzi. Sono tutti sotto accusa per la mancata parola data: non avrebbero versato sul conto del Movimento i soldi dei rimborsi. Un buco di circa un milione di euro in totale. Una bomba lanciata dal programma televisivo Le Iene. Una vicenda che ha generato una diatriba all'interno del Movimento.  Mirella Liuzzi, al settimo posto tra i parlamentari pentastellati per somme versate al Fondo per il microcredito alle imprese, sbotta: "È un problema di grande gravità. Se dici che restituisci, lo devi fare. Se non lo fai, vai via", afferma in un'intervista a Repubblica.

Il caso rimborsi si allarga. I big si difendono e invitano a guardare agli altri partiti. Ma c'è anche, chi come il senatore Maurizio Buccarella, si è autosospeso dal Movimento, ammettendo una "leggerezza" sui bonifici. Solo quattro giorni fa, il 9 febbraio, il senatore Carlo Martelli e il deputato Andrea Cecconi avevano annunciato la loro rinuncia alla corsa per il voto del 4 marzo dopo essere stati deferiti ai probiviri per irregolarità nella "restituzione" di una quota degli stipendi da parlamentari. Poi il bubbone è scoppiato, con il candidato premier, Luigi Di Maio, che ha promesso di mandare a casa le "mele marce".

Giarrusso, in un'intervista a La Stampa, si difende e dà la colpa al bancario dello sportello al Senato:

"Io faccio i bonifici allo sportello del Senato e l'impiegato mi consegna le ricevute. Quello scellerato, che avrà fatto bisboccia la sera prima, sul timbro ha modificato giorno e mese, ma non l'anno"

Ai microfoni di '6 su Radio 1', Toninelli spiega di aver restituito metà del suo stipendio da marzo del 2013 "fino all'ultimo centesimo". "Chi oggi ci attacca sparlando, dicendo cose come rimborsopoli'- aggiunge - si dovrebbe vergognare perché per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana non solo un partito politico non spolpa le tasche degli italiani, ma rifiuta 42 milioni di euro di rimborsi pubblici che ci spettavano e restituisce metà dello stipendio. Stiamo verificando perché non potevamo farlo prima".

Ira di Lombardi, che al Messaggero chiarisce:

"Non solo ho rendicontato sia ottobre che novembre, ma dal 2013 ho restituito ai cittadini più di 155mila euro. Mi manca dicembre, ma a gennaio ero, come oggi, in campagna elettorale, quindi ovviamente mi è stato difficile contabilizzare".

Lezzi, a Repubblica, si dice sotto choc e pronta a difendersi:

"Adesso pubblicherò gli estratti conti. Ho quelli della mia attuale banca: i 'contabili provvisori' e le ricevute che danno l'esito positivo per l'ultimo anno. Mi mancano quelli del 2013 della vecchia banca, ci vorranno giorni per averli".

L'ex inviato delle Iene e candidato con i 5 Stelle, Dino Giarrusso, al Tempo rincara la dose:

"Chi ha sbagliato è giusto che paghi. Ma non accettiamo lezioni dagli altri partiti, che hanno commesso peccati mille volte più gravi".

Il consigliere nell'associazione Rosseau, Massimo Bugani, in un'intervista al Fatto quotidiano, va giù pesante e non ammette equivoci:

"Cacceremo a calci chi ha fatto finta di versare e non ha versato. Certi controlli e comportamenti di chi valutava in alcuni casi sono stati trascurati nel corso di questi anni. Ed è stato un errore".