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Salvini vomita propaganda russa su Crimea e primavere arabe: il Washington Post si dissocia

Il capitano leghista inciampa sulla propaganda russa e finisce sbertucciato dai giornalisti americani.

L'intervista rilasciata dal ministro dell'interno Matteo Salvini al Washington Post ha fatto molto discutere per i vari punti toccati dal lumbard nelle risposte alla testata statunitense. Dai migranti - sui quali Salvini ha rilanciato lo slogan del "piano Marshall per l'Africa" - alla moneta unica europea  - che adesso sembra stargli bene per quanto piena di difetti - fino ai rapporti tra la Lega e il mondo politico gravitante intorno alla Russia di Vladimir Putin.

Durante l'intervista, strutturata nella forma del "botta e risposta", il leader leghista non esita a definire molto positivo l'incontro a Helsiki tra il presidente americano Donald Trump e l'omologo russo Putin, un evento di grande distensione dopo il quale l'Italia "gialloblu" ha reiterato la sua volontà di rimuovere le sanzioni contro Mosca (cosa che Trump si guarda bene dal fare, per ora). Nel furore filo-russo, però, Salvini a un certo punto la spara grossa. Così grossa che l'editor dell' articolo del Washington post si sente in dovere di intervenire sul testo.

A proposito dell'annessione russa della Crimea, la giornalista Lally Waymouth gli fa notare quanto il referendum per far ammettere la regione ucraina tra i possedimenti di Mosca fosse stata una farsa, in quanto celebratosi sotto la minaccia militare russa. "Punti di vista" replica Salvini, che a quel punto da il meglio di sé.

"Lo paragoni alla falsa rivoluzione in Ucraina, che era una pseudo-rivoluzione finanziata da potenze straniere - in modo simile alle rivoluzioni della primavera araba". La misura è colma. Il Post interviene con una nota redazionale che recita "Verificatori indipendenti (fact checkers ndr) non hanno trovato prove per questa affermazione, sebbene si sia diffusa ampiamente dopo che fonti di informazione russe l'hanno pubblicata".

Le note redazionali (abbreviate in ndr nel gergo giornalistico) solitamente vengono utilizzate per inserire dettagli utili per facilitare la comprensione di un pezzo o, in altri casi, come una sorta di "occhiolino" del redattore al pubblico che legge. In questo caso, invece, l' intervento punta proprio a circoscrivere, se non a smentire, i contenuti del pezzo. O meglio, delle parole di Salvini.

Per quanto il giornalismo americano stia prendendo familiarità con le uscite filo-russe del presidente Trump, con tanto di RussiaGate di mezzo, una riproduzione così pedissequa della propaganda di Mosca non è ancora disposto a tollerarla. Sulla Crimea, ad esempio, Trump non si è mai spinto così oltre nelle sue esternazioni, tanto da legittimarne l'annessione alla Russia. Cosa che invece Salvini, l'araldo di Putin in Europa, ha fatto eccome, meritandosi, in un certo senso, l'intervento del Wapo contro sue affermazioni filo-russe.