Salvini già si comporta da padrone della maggioranza. L'ira del premier Conte: "Non siamo passacarte"

C'è chi pensa che Matteo Salvini neppure aspetterà la chiusura delle urne del 26 maggio per alzare la voce e imporre all'alleato il nuovi numeri.

Ieri notte in un lunghissimo consiglio dei ministri doe si èdato il via al decreto crescita, il capo del Carroccio si è comportato come se fosse il padrone del Governo.

Atteggiamento sprezzante e di sufficienza rispetto agli alleati del Movimento 5 Stelle.

Un modo di fare che non è passato inosservato tanto è vero che il premier Giuseppe Conte ha sbottato e si è sfogato dicendo : "Non siamo i passacarte di Salvini".

Soffia un vento di crisi, il caos è totale dalle parti di Palazzo Chigi.

Ormai i due alleati sono presunti alleati il “decreto-crescita” è stato approvato tra mille veti e il “salva-Roma” è stato pesantemente  modificato. Di Maio e Salvini non se le sono mandate a dire e si ha la certezza che in caso di voto favorevole alla Lega quasi sicuramente cambieranno i rapporti di forza nell'esecutivo.

Il Consiglio comincia poco dopo le otto di sera, Di Maio inizialmente non c'è, è a registrare un’intervista in tv da Floris a Di Martedì e arriva a palazzo Chigi dopo le nove.

Il vicepremier pentastellato riesce solo in parte ad ascoltare il duro sfogo di Salvini che in consiglio prende la parola ma non per parlare delle norme per Roma o per i truffati delle banche, quanto dell’inchiesta che coinvolge il sottosegretario Armando Siri: "Stiamo subendo una violenza fisica. Quello che state facendo nei confronti di Siri è inaccettabile e non me lo sarei mai aspettato da parte di un alleato".

Perchè l'apice delle tensioni riguarda proprio il sottosegretario di cui il M5S chiede le dimissioni senza se e senza ma. Un braccio di ferro che potrebbe mandare gambe all'aruia il Governo.

Salvini mostra di soffrire molto l’iniziativa della magistratura e la speculazione che ne fanno i Cinquestelle. Far saltare il governo sulla giustizia significa però per Salvini tornare sulla sponda garantista del centrodestra berlusconiano.

di P.P.M.