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Salvini come Berlusconi, rispunta la retorica delle toghe rosse e le minacce contro i magistrati

Di Arnaldo Capezzuto

Da quando il nome del ministro dell'Interno Matteo Salvini è finito - insieme a quello del capo di gabinetto Gerarda Pantalone, l'ex prefetto di Napoli - sul registro degli indagati della Procura di Agrigento è tutto un attacco proteso contro i magistrati.

Il clima è quello che vigeva ai tempi delle cosiddette 'toghe rosse' che puntavano su Silvio Berlusconi. Ascolti le parole di Salvini è sembra di essere ripiombati nel 1994 con l'ex cavaliere comiziare contro il potere giudiziario e accusarlo di "attentare alla democrazia perchè si mette sott'inchiesta un eletto dal popolo".

E' un Salvini infuriato, sul suo capo pesano tre ipotesi di reato gravissimi :  sequestro persona, arresto illegale e abuso ufficio. Dopo domani, mercoledì prossimo, le carte arriveranno alla Procura di Palermo che entro un paio di settimane invierà la documentazione al Tribunale dei Ministri.

E' qui che - entro -  un paio di mesi sarà analizzata e valutata la vicenda e si deciderà per l'archiviazione oppure dare l'ok per procedere.

Situazione complessa e complicata perchè un ipotetico rinvio a giudizio dovrà essere autorizzato dal Senato in quanto Salvini è stato eletto senatore.

Incassato - il poco probabile lasciapassare -, ecco che la vicenda tornerebbe al Tribunale di Palermo. E' il potere politico che dovrà decidere se Salvini finirà alla sbarra degli imputati oppure no.

Il capo del Carroccio in questo spazio bianco non ha perso tempo caricando a manetta la sua propaganda, comizi, incontri, cene.

Nel mirino finiscono i magistrati di Agrigento e il potere giudiziario minacciato da Salvini dal voler condurre una riforma contro lo strapotere dei magistrati.

E' una narrazione in stile berusconiano per aizzare il popolo, far eccitare i fans e gli ultras. Imporre il verbo dell'uomo solo al comando, populismo paranoico.

In poche ore ci sono stati oltre centomila tweet per l'hashtag #nessunotocchiSalvini. E' lo stesso ministro che scrive su Twitter per ringraziare i suoi follower: "Da ieri sera quasi 100 MILA tweet #nessunotocchiSalvini! Grazie, siete incredibili! Io non mollo, ve lo garantisco".

E poi sempre su twitter aggiunge "Sempre più determinato a difendere gli italiani, un brindisi a chi indaga, insulta o ci vuole male!", allegando una suo foto con la canna da pesca e un boccale di birra.

E non dimentica il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, colui – insomma - che ha osato esercitare l'azione penale di fronte a notizie di reato. Salvini non si risparmia e riserva parole pesanti all'indirizzo del magistrato.

E' il via alla macchina del fango del Governo.

Pubblica un post che suona come un avvertimento “Qualche mese fa il procuratore di Agrigento (quello che mi sta indagando) diceva: 'Il rischio di terroristi a bordo dei barconi è alto'. Ha cambiato idea? Per me il problema rimane lo stesso anche OGGI.  Indagatemi pure, arrestatemi se volete, ma io ho il DOVERE di difendere i cittadini italiani e la loro sicurezza, ad ogni costo”

E' una chiamata alle 'armi', è un mestare nel torbido, è confondore i piani e la realtà. Il lavoro dei magistrati è serio e rigoroso, ci sono tante domande a cui il ministro Salvini non risponde e come sempre la butta in una estrema semplificazione per distogliere l'attenzione e confondere l'opinione pubblica.

Approfittando della platea, dell'attenzione dei media e dell'eccitazione delle 'truppe' ecco che non manca la solita propaganda ed i proponimenti. Il riferimento è il decreto quasi in dirittura d'arrivo che stringere le maglie d'accesso al nostro Paese per i migranti. Provvedimento in 9 punti che dovrà passare nel corso del prossimo Consiglio dei Ministri.

Dal canto loro gli alleati pentastellati con Luigi Di Maio danno pieno appoggio e fedeltà a Salvini, tollerando anche il tono aggressivo del capo del Carroccio contro i magistrati.

E meno male che i grillini tifavano per la legalità e il rispetto delle regole anche il principio forcaiolo del "sospetto come anticamera della verità" è stato cancellato nel nuovo Movimento 5 Stelle. Ora si è garantisti ad oltranza, lo impone il nuovo codice etico quello per "andare a governare".

 

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