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Rosario Napoli: "Gli USA hanno paura della nuova "Via della Seta". Vi spiego perché"

Continua il dibattito sulla Via della Seta. Intanto il Premier Conte ha annunciato di andare verso l'accordo, al termine del Vertice a Palazzo Chigi ha detto: "Dei 13 paesi che hanno sottoscritto il memorandum con la Cina l'Italia è l'unico che richiama diffusamente principi e regole europee".  "Sottoscrivendo il memorandum non mettiamo a repentaglio nessun asset strategico", ha precisato. Il24.it ha intervistato il dottor Rosario Napoli, ricercatore e studioso dei fenomeni esteri e fondatore di uno dei gruppi Facebook più gradi "Movimento dei Precari e dei disoccupati di Rosario Napoli"

Si parla di Italia e nuova via della Seta? Cosa significa?

L’ annuncio dell’ Italia di aderire alla “via della seta” cinese e’ semplicemente la direzione nella quale si evolve la storia. E la storia di oggi si sta allontanando dagli USA come centro del mondo, per spostarsi in direzione dell’ Asia. L’India e’ l’ultima incognita della Nuova Via Della Seta ...
I processi economici e tecnologici non si fermano, perche’ insieme si chiamano “Storia”, e la storia non si ferma mai.
Con buona pace di Fukushima, che si era illuso. Non e’ la prima volta che il mondo intero viene investito dalle vicende asiatiche, e se gli italiani non passassero gli anni delle superiori a studiare delle risse tra città toscane, forse avrebbero coscienza di come i movimenti geopolitici in Asia abbiano mosso la storia, anche in Europa. Ma non voglio allargare troppo il discorso, quindi restiamo all’argomento.

In che senso?

La bilancia commerciale USA e’ drammaticamente negativa. Significa che gli USA comprano più merci dall’estero di quante non ne vendano. I frignoni danno la colpa al regime doganale, come se loro non piazzassero dazi tremendi, ma la verità e’ un’altra. Questo dato ha una precisa lettura economica, e mi meraviglio che nessun “economista”, mainstream o alternativo, abbia avuto il coraggio di pronunciare questa frase. Allora lo faccio io. La bilancia commerciale USA, e la necessita’ di protezionismo, ci dice una cosa molto semplice: L’industria americana non e’ competitiva sui mercati globali.

Vuole dire che gli Usa non rappresentano quella potenza economica di cui si parla tanto?

Questa cosa dura ormai da decenni. E se avete intenzione di parlare di dazi, sono assolute cavolate: anche quando è arrivato il "Nafta", che i dazi li aveva aboliti, gli USA sono diventati il mercato di prodotti canadesi e messicani, ma non viceversa. E ogni volta che gli USA hanno allargato il mercato partecipando a qualche trattato di libero scambio, la scena e’ sempre stata quella: gli USA hanno perso, e le industrie concorrenti hanno prevalso su quella americana.

Perché una bilancia dell’export negativa dice proprio questo: che nel complesso la tua industria e’ poco competitiva.

E non e’ una cosa dovuta al costo del lavoro o ad altre cose legate ai dazi: se un Paese come l’ Italia ha una bilancia import/export in attivo, significa che nel complesso, anche l’industria italiana e’ più competitiva di quella americana.

L'export Italiano ha più valore di quello Americano?

Si tratta di un dato semplice: se importi più di quanto esporti in termini di prodotti industriali o ad alto valore aggiunto, la tua industria e’ meno competitiva nel complesso.

Quali sono quindi le aree che esportano di più?

Le zone che esportano di più prodotti ad alto valore aggiunto al mondo sono l’area cinese e quella europea. Certo gli USA sono il top per l’ Information technology, ma ci sono due problemi:

- Il primato sta venendo insidiato dai cinesi, e pesantemente.
- L’Industria IT americana e’ completamente dipendente da quella cinese.
- Allo stato attuale, gli americani non hanno mai avuto concorrenza nel mondo IT.

Il manufatturiero USA , insomma, va male. Ed e’ questo il significato dei dati sull’ Export: gli USA non sono competitivi nel manufatturiero. Lo sono nel settore finanziario e nel settore dei servizi IT, ma il manufatturiero USA , visibilmente, non e’ competitivo.

Il manufatturiero cinese e quello europeo vanno benissimo. Ed e’ qui il dramma: gli USA stanno perdendo terreno.

Di questo la classe dirigente europea era cosciente: non per nulla sono state fatte iniziative di questo genere.
Era inevitabile che, prima o poi, anche l’ Italia capisse che il declino americano e’ ormai cronico, e quindi occorra (se si vuole competere col nord europa) guardare ad oriente.

Mentre la trans-eurasia si espande sino a Madrid, una nuova linea marittima dovrà coprire nel pacifico e nell’oceano indiano il relativo isolamento dell’ europa del Sud. Si tratta di una specie di “adattamento” o se preferite di una specie di “reazione”, dal punto di vista dei paesi mediterranei, alle linee che esistono gia’ nel nord europa (quelle nere in alto).
E’ quindi naturale che l’Italia spinga per entrare nella cintura di commerci che la Cina sta costruendo. Se poi lo guardiamo su scala globale, si tratta di unire il 70% della popolazione al 70% della produzione industriale.
Abbiamo di fronte un processo storico, non solo economico, che difficilmente si fermera’ solo perche’ lo vuole una nazione che sul piano industriale ha sempre meno da dire.

Perché quindi gli americani si sono arrabbiati non poco?

Innanzitutto hanno appena detto all’ Italia che questo processo “li allontana dalla NATO”. Questo e’ interessante, perché allora dobbiamo farci delle domande: la Germania e la Francia, che ormai sono attraversate (insieme ad Olanda e Belgio) dalle linee ferroviarie transeurasiatiche, in che posizione sono allora nei confronti della NATO?

Sappiamo bene che da quando la Germania guarda ad Est, comprando gas e usando le ferrovie per portare la merce sino in Cina, i rapporti con gli USA si sono deteriorati. Trump ha già fatto sapere di essere infuriato per questo motivo. Ora che la ferrovia arriva sino in Francia e sta completando il tratto spagnolo, questo significa che i rapporti con la NATO di Francia e Spagna andranno deteriorandosi? E si sono deteriorati i rapporti con la NATO quando i greci hanno venduto ai cinesi i porti del Pireo?

Perché se essere nella “via della seta” e’ ragione di deterioramento dei rapporti NATO, allora e’ chiaro che quasi tutti i paesi del centro-Nord Europa sono “deteriorati” in qualche modo.

E sull'India?

Sul piano militare l’India oscilla tra una cooperazione strettissima con la Russia e una produzione domestica di armi. Sinora ha preso parte solo in modo marginale alla strategia cinese. Tuttavia e’ chiaro che un processo di avvicinamento alla Cina e’ in atto, e questo cambia molto le cose.

Gli USA sono una talassocrazia. Il loro potere imperiale e’ un potere dei mari. Se tutte le vie terrestri della Via della Seta sono oltre la loro capacita’ di intervento militare, o quasi, la via che si sta aprendo e’ una via marittima, e come tale finisce sotto l’influenza di chi domina i mari.
Se i cinesi possono ormai dominare le acque che circondano la Cina e una parte consistente del Pacifico, la parte di pacifico che si chiama Oceano Indiano e’ ancora sguarnita. Perché una via simile possa essere “sicura” per i cinesi in caso di guerra fredda con gli USA, e’ necessario che qualcuno sorvegli quel tratto di mare. E il candidato perfetto e’ l’India.
Ha un potenziale militare in via di sviluppo, sta investendo moltissimo in marina ed aviazione, ed ha una demografia importante. E ha l’atomica, cioè non può essere invasa.

Insomma, l’India e’ l’ultima incognita della Nuova Via Della Seta. Una volta chiusa questa incognita, il processo storico prenderà la sua via naturale, cioè portare il 70% della produzione industriale al 70% della popolazione mondiale per la via più breve.

Trattandosi di un processo che va verso l’efficenza, e’ chiaro che l’opinione degli USA non e’ del tutto rilevante. Sicuramente gli USA cercheranno di giocare nella scacchiera nel loro solito modo ottocentesco, ma il problema e’ che il driver di questo processo storico e’ sia tecnologico che economico, e ormai gli USA hanno poco da dire in entrambi i settori.

Con un debito al 135% del GDP e un passivo della bilancia commerciale, si tratta chiaramente di una potenza in declino. Probabilmente cercheranno di spezzare la via della seta scatenando qualche guerra che coinvolga o l’Iran o l’ Arabia saudita o entrambi, in modo da fermare il progetto.

Ma i processi storici non si fermeranno per questo, e la “notizia” che l’Italia aderira’ al progetto in realta’ e’ una non-notizia. Le forze in moto sono enormi: parliamo di un blocco continentale che comprende il 70% della popolazione umana e il 70% dell’industria mondiale, che si struttura per commerciare in maniera efficiente.

E i processi economici e tecnologici non si fermano, perche’ insieme si chiamano “Storia”, e la storia non si ferma mai.
Con buona pace di Fukushima, che si era illuso.

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