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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Risorge il clan Fabbrocino, blitz dei carabinieri 11 arresti

Pier Paolo Milanese

 

Altro che clan defunto. Altro che vecchia camorra. Altro che boss senza potere. Il clan Fabbrocino è vivo e vegeto. Droga, racket, estorsione le attività che esercitava sul territorio. Chi ormai aveva dato per morta la cosca degli anni Ottanta deve ricredersi.

All'alba i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione una misura cautelare emessa dal Gip di Napoli a carico di 11 persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione di tipo mafioso nonché di reati aggravati da metodo e finalità mafiose quali estorsioni, detenzione illegale di armi, sottrazione di beni sequestrati, detenzione e spaccio di stupefacenti, favoreggiamento personale.

Nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea è stata confermata l’operatività del clan Fabbrocino nella gestione di varie attività illecite.

E' emersa la pervicacia degli indagati - per ribadire il controllo camorristico del territorio - nel riappropriarsi dei beni strumentali di un'attività produttiva di Ottaviano che era stata sequestrata a uno degli affiliati e affidata ad amministrazione giudiziaria.

Accertate estorsioni a imprenditori e commercianti del vesuviano e diversi episodi di detenzione e spaccio di cocaina e hashish. Identificati i soggetti che favorirono la latitanza del reggente del clan Francesco Maturo, inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi fino al maggio 2014, quando fu catturato armato di due pistole in una villetta del salernitano, in fuga da circa due anni per sfuggire all’esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare per 416 bis ed estorsione.

Il clan Fabbrocino è un clan che storicamente gha sempre operato nella zona vesuviana di Nola, che impone una specie di tassa agli imprenditori della propria zona e svolge l'importazione e lo smercio di droga e altre innumerevoli attività delinquenziali.

Intorno al 1982 è stato Mario Fabbrocino 'o gravunaru, a rompere con Michele Zaza (referente di Cosa nostra a Napoli) e, con i fratelli Russo di San Paolo Belsito e Salvatore D'Avino di Somma Vesuviana e costituisce un clan autonomo che controlla un vasto territorio tra il nolano e il Vesuvio: San Gennaro Vesuviano e San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano e San Gennarello, Palma Campania e parte di Terzigno.

Scomparso sui radar, il clan non è affatto morto anzi in modo silenzioso gestisce e controlla i traffici a tal punto che è scattato il blitz con gli arresti di stamane.