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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Rione Forcella in lutto. Morte di un ragazzo napoletano, morte della meglio gioventù

di Arnaldo Capezzuto

Il rione Forcella è a lutto. Sguardi bassi. Rabbia e disperazione. Un suo figlio è morto tragicamente di lavoro. Lo conoscevano proprio tutti, l'avevano visto crescere. Un bravo ragazzo. Un giovane che ha camminato sempre e solo sulla retta via. Mai un colpo di testa. Mai uno smarrimento. Mai una distrazione.

E' calato il silenzio nelle viuzze  all'ombra del Duomo. Salvatore Caliano, 22 anni, lavorava in un bar in via Duomo. Impegno e serietà. Poi quel sogno coccolato fin da bambino : giocare a calcio in una squadra di professionisti.

Figlio d'arte, si perchè  il papà è Gigi Caliano, calciatore dilettane con una bella carriera alle spalle e grande esperienza: il Giugliano, il Gladiator, il Campobasso, la Cavese e il Savoia.

C'è un mondo nel pallone fatto di tante storie minori, lo stesso Maurizio Sarri, celebratissimo ex alleanatore del Napoli proveniva proprio da quel mondo dilettantistico, dove ti fai le ossa, sudi e sei solo con la tua passione, il tuo talento, la tua vita.

E Salvatore dal padre aveva ereditato il mestiere in campo, autodisciplina, fatica e perseguire gli obiettivi con tanti, tantissimi sacrifici.

Si spezzava la schiena e ripeteva : il lavoro è lavoro. E quando capitava di fare piccole faccende extra, era il più contento.  E così finito il turno di barista,  6 - 14, il 22enne è andato incontro al suo tragico destino.

Aveva dato la sua disponibilità a un condominio di via Duomo per ripulire un lucernario. Un piccolo lavoretto prima di andare a casa. Avevano pattuito la somma per il compenso di 35 euro. Con quei soldi voleva comprarsi le scarpe nuove.

Si è arrampicato fino al quinto pianto forse si è affacciato troppo o forse, poggiando il piede sul bordo di un finestrone quest'ultimo potrebbe aver ceduto sotto il suo peso. Sono ipotesi, stupide ipotesi.

La tragedia si consuma in pochi maledetti attimi, un volo di dieci metri, il corpo che si sfracella al suolo.

Un tonfo drammatico, un impatto tragico.

Prima dei passanti poi un paio di residenti cercano di capire da dove venisse quel rumore strano, brutto, impressionante.

Istinto e una premonizione al peggio. E' a terra Salvatore. Immobile. Il rivolo di sangue. C'è chi si mette le mani sul volto. Un giovane in scooter vede un capannello di gente, corre e capisce.

Salvatore non respira. Accorre il 118. L'ambulanza si fa spazio tra le auto, vola nel traffico.

Medico e infermieri sono lì. Occorre solo un miracolo. Non c'è spazio per la speranza, non c'è nulla da fare.

Destino infame, per un attimio Dio ha girato lo sguardo altrove. Capita sempre più spesso. Forse anche lui non ci crede più.

E poi le urla, pianti,  disperazione, l'incredulità e il tam tam via smartphone.

Occorre fare chiarezza. Il copione è sempre lo stesso: il sequestro della salma, l'autopsia, le indagini e le tante, inutili e rabbiose domande.

Intanto, l’Amministrazione comunale parteciperà ai funerali del giovane attraverso le parole del sindaco Luigi de Magistris “il più profondo cordoglio per una morte assurda che devasta famiglie ed amici e commuove la città. Salvatore muore per la fame di lavoro a 22 anni a Napoli come è morto giorni fa a 69 anni un operaio a Milano. Disoccupazione e precariato, la morte dei diritti, della dignità e delle vite umane, sono vera emergenza nazionale".

Non si può morire così nel 2018. Napoli sta gettando la spugna. La meglio gioventù soccombe giorno dopo giorno.  E' il mondo che gira al contrario. E' lo sberleffo a chi ha sempre resistito.

I tanti Salvatore stringono i denti, combattono, vanno avanti contro tutto e tutti per costruire una speranza, per intravedere un orizzonte di futuro, inseguire l'idea di una felicità.

E' morto un ragazzo napoletano, è morto un pezzo di Napoli, sta morendo una gioventù.