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Renzi tenta il "blitz" a 24 ore dallo scioglimento delle Camere

 

 

Matteo Renzi apre un nuovo fronte di scontro nel Pd: il segretario dei dem tenta il blitz per candidare i sindaci alle politiche ma consuma uno strappo con Luca Lotti (contrario) e il ministro della Cultura Dario Franceschini. Favorevoli invece al lodo su sindaci e presidenti di Provincia sono Matteo Ricci e Maria Elena Boschi che avrebbero commissionato anche un sondaggio dimostrando che con lo schieramento delle fasce tricolori il Pd ritornerebbe in partita in una decina di collegi. Un dato che avrebbe spinto Renzi a tentare un ultimo assalto su Paolo Gentiloni, provando a far inserire nel decreto di indizione delle elezioni il via libera alla candidatura dei sindaci. Dall’indicazione della data dei voto, i sindaci dei Comuni superiori a 20mila abitanti, che in base all’attuale normativa avrebbero dovuto dimettersi 180 giorni prima del voto, avrebbero 7 giorni di tempo per dimettersi dall’incarico.Renzi gioca su una differenza di pochi giorni: la fine ordinaria della legislatura è prevista per il 14 marzo. Se si vota il 4, Renzi potrebbe far leva sulla fine anticipata, anche se solo di 10 giorni, e chiedere una deroga per i sindaci. Si aprirebbe una finestra per riempire le liste di sindaci e presidenti di Provincia. Una strada che nel Pd è stata già bocciata dal braccio destro Luca Lotti e dal ministro Dario Franceschini. Matteo Ricci e Maria Elena Boschi sostengono, al contrario, la scelta di puntare sui sindaci. La sottosegretaria potrebbe così portare in Parlamento il fedelissimo sindaco di Ercolano Ciro Buoinajuto. La roadmap verso le elezioni è definita: domani il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovrebbe convocare i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, per lo scioglimento delle Camere. Atto controfirmato dal presidente del Consiglio. La macchina verso le elezioni si è messa in moto: Paolo Gentiloni salirà al Quirinale per concordare con Mattarella il decreto di indizione delle elezioni politiche. La Costituzione prevede che il voto debba avvenire entro 45 giorni da quando vengono indette le elezioni e non oltre 75 da quando vengono sciolte le Camere. La data delle elezioni verrà poi fissata dal Consiglio dei ministri e la riunione di Camera e Senato per l'elezione dei rispettivi presidenti deve essere convocata entro 20 giorni dallo svolgimento della consultazione. Nel caso di uno scioglimento il 28 dicembre e un voto il 4 marzo, le Camere dovranno essere riunite entro il 23 marzo 2018, giorno in cui nascerebbe la XVIII legislatura.