Regione Campania, De Luca a un passo dal baratro

Nervoso, rissoso, stressato e inquieto. E' il fermo immagine dell'uomo Vincenzo De Luca degli ultimi giorni. Si, avvicina il momento della sentenza di primo grado del procedimento in cui è imputato il presidente della Regione Campania.

Se, inizialmente nell'entourage di De Luca c'era un cauto ottimismo adesso sembra che il clima stia cambiando. Dal Tribunale di Salerno cominciano a circolare spifferi, sensazioni, voci. La vicenda giudiziaria riguarda il Crescent, l’ecomostro costruito sul lungomare di Salerno.

L'accusa rappresentata dai pubblici ministeri Rocco Alfano e Guglielmo Valenti ha chiesto per l'ex sindaco di Salerno, una condanna a due anni e dieci mesi.

A rischiare la condanna, ci sono anche i suoi uomini quelli del cosiddetto 'laboratorio dell'amministrazione di Salerno', insomma, gli ex assessori oggi consiglieri regionali Aniello Fiore, Vincenzo Maraio, Luca Cascone e Franco Picarone.

Chi ha seguito nelle ultime settimane De Luca non ha potuto far altro che registrare, constatare un crescente nervosismo, un essere sopra le righe. Alla festa dell'Unità nel corso del suo intervento contro i migranti è stato più convincente di un lighista.

Rosso paunazzo, volto arcigno, mascelle serrate e collo gonfio ha cominciato a sparare palle incatenate e ridicolizzare lo stesso Partito democratico dalle idee confuse o meglio dall'assenza totale di idee.

Trascorrono pochi giorni e alla festa dei giovani democratici a Portici con identica veemenza distribuisce legnate a tutti. E dopo aver lanciato in solitudine la propria ricandidatura, si porta vanti con il lavoro: pancia a terra costruisce un insieme di liste civiche che possano sostenerlo per un eventuale duello con Luigi de Magistris sempre più orientato a candidarsi alla Regione Campania.

Un De Luca fuorioso che cerca disperatamente di tornare alle origini. Politica muscolare, antisistema e traiettorie populiste. Non sorprende per niente se De Luca mentre transitava in auto in via Gian Vincenzo Quaranta, a pochi passi dalla centralissima piazza XXIV Maggio, a Salerno improvvisamente fa accostare l’auto di servizio per bloccare personalmente un nigeriano intento in attività di accattonaggio davanti a un supermercato.

Il presidente torna a fare lo sceriffo, scende dall’auto, ferma il 28enne e lo consegna ai vigili urbani.

Furore, rabbia e furbizia politica che s'infrange di fronte all'attesa di un verdetto. De Luca lavora per mettersi in sicurezza, stare in sella indipendentemente dal destino giudiziario e così allungare il suo destino politico.

Il pericolo è imminente in caso di condanna De Luca dovrebbe cedere il testimone al suo vice Bonavitacola che guiderebbe l'Ente di via Santa Lucia per il resto della legislatura cioè due anni in virtù del taglione della legge Severino.

C'è tutto questo sotto la cenere deluchiana, l'uomo è tignoso e ribolle di rabbia.

Come è accaduto a Salerno dove si è avventato su di un migrante con il piglio del guatto di cartone con appuntata la stelletta di latta dello sceriffo.

Il presidente della Regione Campania deve riconciliarsi, ci sono stagioni che finiscono e terminano inesorabilmente.

La sua si è conclusa senza che nessun campano si sia accorto del suo governo.

di Arnaldo Capezzuto