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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Regione Campania. Annunciata come la rivoluzione oncologica, De Luca in un anno riesce solo a distribuire consulenze

di Arnaldo Capezzuto

Cento milioni di euro di fondi europei messi a disposizione per piattaforme tecnologiche di ricerca collaborativa per la lotta alle patologie oncologiche, potenziamento del sistema regionale delle infrastrutture di ricerca, progetti di trasferimento tecnologico e di prima industrializzazione per le imprese innovative ad alto potenziale sempre per la lotta al cancro.

Quella delibera licenziata dalla Giunta regionale poteva rappresentare il punto di non ritorno. La tanto attesa svolta nella cura oncologica in Campania e un primo segnale significativo per fermare l'emoraggia dell'emigrazione sanitaria dei cittadini campani verso altre regioni del Nord.

Concretezza, efficienza e fatti. Queste le parole d'ordine del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca al momento dell'approvazione della delibera di Giunta, 'Interventi per la lotta alle patologie oncologiche', la numero 275 della seduta del 23 maggio 2017. Una risposta seria per riqualificare i Livelli essenziali di assistenza (LEA), insomma, le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento del ticket.

Un documento rivoluzionario destinato a cambiare e riorganizzare nella sostanza la rete oncologica in Campania e far uscire dall'angolo la terza regione d'Italia dove i cittadini vivono in media 5 anni in meno rispetto al resto del Paese proprio per una sanità inadeguata. Bene, bravi, bis.

La domanda sorge spontanea: Che fine ha fatto la delibera? A che punto è l'investimento milionario? E gli interventi?

“Atti confusi, contradditori e pasticciati, l'unica traccia di ciò che è
stato fatto riguarda solo consulenze, estere oltre che esterne, da 2500 euro
l'una per soli sei giorni”.

Lo denuncia la Presidente della Commissione Sburocratizzazione del Consiglio regionale della Campania, Maria Grazia di Scala (FI).


“Visto che questo fiume di danaro pubblico dovrà pur servire a qualcosa, sarebbe interessante capire a che punto siamo con le previste piattaforme tecnologiche per la ricerca collaborativa da 40 milioni di euro o con gli investimenti, anche questi per altri 40 milioni di euro, per il potenziamento del sistema regionale delle infrastrutture per la ricerca".

"Ce lo chiediamo - aggiunge - visto che ad un anno da tutto questo i cittadini della Campania sono ancora costretti ad aspettare almeno sei mesi per una colonscopia, come è emerso dall'ultima audizione tenuta la scorsa settimana sulle procedure di prenotazione dei malati oncologici, e che la Campania si distingue ancora per non avere un CUP regionale integrato che tenga conto delle urgenze e della localizzazione di prossimità ai pazienti delle strutture sanitarie specialistiche”.

“Nella prima seduta utile di Question Time - annuncia la consigliera di Forza Italia - presenterò una interrogazione ad hoc: magari sarà l'occasione capire e spiegare a chi quotidianamente combatte le patologie oncologiche, medici e pazienti, che cosa significa quanto riportato nell'allegato alla delibera 275 del maggio 2017 laddove si dice che bisognerà 'favorire la riqualificazione del territorio e dell'immagine della Campania riducendo il rischio delle malattie oncologiche'”.

E poi aggiunge Maria Grazia di Scala “Vorremmo sapere non solo perché è ostrogoto ma soprattutto perché costa ben 20 milioni di euro di pubblico denaro”.

Immagine a discapito della sostanza sembra questa la giusta sintensi della politica ai tempi di Vincenzo De Luca.