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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Quella "strana" regia dietro gli attacchi (continui) a Mara Carfagna

 

Mara Carfagna sempre più ostaggio della faida interna in Forza Italia. L’ex ministro delle Pari Opportunità del governo Berlusconi è da giorni sotto il fuoco incrociato di stampa e  “amici” di partito. Carfagna è la punta di diamante di Forza Italia in Campania; l’unica ad avere un profilo nazionale. Solo Carfagna riesce a sfondare il grande schermo e tenere testa nei dibattiti tv agli avversari politici. Non è un caso che nel centrodestra siano in molti a considerare Mara Carfagn la carta vincente per Palazzo Chigi. Ma. C’è sempre un “ma”. Da mesi, dalla settimana degli stati generali di Fi ad Ischia, Mara Carfagna è finita al centro di uno scontro durissimo tra le varie correnti del partito. Tra Cesaro e Martusciello. Tra salernitani e napoletani. Ma soprattutto il partito di Forza Italia, nel tentativo di darsi un’immagine di novità, si è affidato a Carfagna per rilanciarsi. E accade che, un giorno si e l’altro pure, Carfagna viene trascinata e tirata in ballo dal militante di turno. Un giorno è Alessandra Caldoro, sorella del governatore della Campania, che accusa Mara di voler favorire gli uomini, candidandosi in cinque collegi proporzionali. Oggi è Italo Bocchino, che dalle pagine di Repubblica, rivela: “Mi hanno offerto tanti soldi per scrivere un libro”. Chi è il regista degli attacchi a Mara? Chi sta utilizzando in FI il nome spendibile di Carfagna per tutelare i propri interessi? Chi si fa scudo di Mara Carfagna per salvare la poltrona in Parlamento? Chi si finge amico e alleato di Mara Carfagna? La Carfagna non ci sta, ed è pronta a far sentire la propria voce. C’è chi nel partito “sbatte” Mara da un collegio uninominale all’altro, per tamponare le beghe interne. C’è chi vorrebbe candidare la Carfagna nel collegio di Chiaia perché i sondaggi premiano l’ex ministro. C’è chi la vorrebbe candidata nei quartieri popolari, di Ponticelli e Barra, per l’alto indice di gradimento di Mara. E poi c’è chi vorrebbe “spedire” Mara Carfagna nel collegio di Nola:. Sbarcare un leader nazionale in un territorio difficile in cui il rischio di una penetrazione della malavita è elevatissimo. Una fascia di terra che si estende da Saviano, la terra per anni nelle mani del padrino della camorra Carmine Alfieri, fino a San Giuseppe Vesuviano e San Gennaro, le roccaforti, ancora oggi, del clan Fabbrocino, l’unica organizzazione criminale che non ha alcun pentito al suo interno. Basta ricordare che a maggio di quest’anno, a San Gennaro Vesuviano, uno dei comuni che rientrano nel collegio di Nola, il ministro dell’Interno Marco Minniti ha spedito la commissione d’accesso dopo il monitoraggio effettuato dai carabinieri della stazione di San Gennaro Vesuviano e del nucleo informativo di Castello di Cisterna con la Prefettura di Napoli che avrebbero riscontrato elementi di continuità con la criminalità organizzata locale. Mentre a San Giuseppe Vesuviano, altro popoloso comune del collegio di Nola, è stato sciolto per camorra nel 2009. Stessa sorte è toccata in passato ad Ottaviano e San Paolo Bel Sito, altri due comuni del collegio di Nola. Un rischio elevatissimo per Carfagna di condurre una battaglia elettorale in territori ostici. Basterebbe una foto, un banchetto elettorale sbagliato per offuscare il profilo nazionale. Mettendo a rischio un incarico di ministro. L’ala lombarda del partito targata Toti-Romani non aspetta altro. Ed infatti, mentre Maria Stella Gelmini, Renato Brunetta, Paolo Romani sono pronti a giocarsi la sfida nelle grandi città (Venezia, Milano, Roma) con big nazionali, la Carfagna viene quasi esiliata in provincia. Ma nelle ultime ore, proprio dopo l’insofferenza di Carfagna, prende piede ipotesi di una battaglia nazionale contro Paolo Siani e Roberto Fico nel collegio del Vomero. E c’è chi è pronto a scommettere che l’ex ministro si sia stancata di essere vittima di beghe interne ed è pronta a riprendersi la propria leadership nazionale.