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Prova definitiva per Macron: la "linea rossa" delle armi chimiche è stata superata

di Francesco Petronella

"Abbiamo le prove che la Siria, con il regime di Bashar Al-Assad, ha usato armi chimiche per i bombardamenti". Queste le parole del presidente francese, Emmanuel Macron, durante un'intervista rilasciata a TF1 sui principali temi d'attualità per la Francia. Il capo dell'Eliseo, sulle orme dell'ex presidente americano Barack Obama, aveva definito gli attacchi chimici contro i civili come la "linea rossa" oltre la quale la Francia sarebbe intervenuta in armi. Con queste ultime dichiarazioni, arrivate dopo che Parigi ha già assicurato il proprio sostegno ad un'imminente iniziativa statunitense contro il regime siriano, Macron sembra dire chiaramente che quella "linea rossa" è stata superata.

Questa mattina, inoltre, il presidente francese ha discusso col suo entourage i piani elaborati dallo Stato maggiore della Difesa di Parigi nell'eventualità che la Francia si associ a un intervento militare guidato dagli Usa. Tale ipotesi, che il governo francese ha appoggiato con determinazione negli ultimi giorni, pare sempre più vicina a realizzarsi e la road map per le iniziative francesi in Siria sta assumendo gradualmente forma.

Nei giorni scorsi, il capo dell'Eliseo ha precisato che l'obiettivo francese sarà colpire esclusivamente le "capacità chimiche" del presidente siriano Bashar al-Assad, evitando qualsiasi tensione con i principali alleati della Siria: Mosca e Teheran. Un obiettivo molto ambizioso, considerando che il Cremlino sta lanciando messaggi infuocati contro Stati Uniti e alleati atlantici, in previsione dello scontro finale.

Sin dalla sua elezione il presidente francese ha tentato in tutti i modi di accreditarsi come attore principale della politica estera non solo francese, ma anche dell'Unione Europea. L'obiettivo a lungo termine è quello di contrapporre al peso economico della Germania, la vera locomotiva d'Europa, una maggiore assertività nella politica estera da parte della Francia.  Dopo lo "storico incontro" patrocinato da Parigi tra Khalifa Haftar e Fayez al-Serraj, i due principali leader libici, Macron ha offerto la sua mediazione anche per risolvere l'affaire Saad Hariri, primo ministro libanese dimessosi in contumacia alla corte di Riad. Infine, per apporre la bandiera francese anche sullo scacchiere siriano, il capo dell'Eliseo ha cercato di fare da pacere tra la Turchia di Recep Tayep Erdogan e le forze curde (Ypg) attaccate dai turchi durante l'operazione "Ramoscello di ulivo", ricevendo un sonoro rifiuto da parte di Ankara.

Quella che si profila all'orizzonte è una vera e propria prova dirimente per l'operato di Macron nella regione. La Francia, pare evidente, parte da una posizione di netto svantaggio o comunque di ritardo rispetto agli altri attori impegnati nel contesto siriano. L'intensa attività diplomatica che ha permesso a Macron di ritagliarsi uno spazio nello scacchiere mediorientale non basterà a salvare la sua credibilità internazionale qualora decida di fare marcia indietro. Un impegno francese in Siria, nel contesto di un'azione multilaterale a guida Nato, sarebbe un modo per l'homo novus Macron per dimostrare una volta per tutte che il recente passato francese, segnato dalla titubanza di Francois Hollande e dall'auto-isolazionismo, deve cedere il passo ad un futuro fatto di grandeur e di assertività internazionale. "Quando fissi delle linee rosse, se non sai farle rispettare allora decidi di essere debole" aveva detto a giugno scorso il capo dell'Eliseo in un'intervista a Le Figaro. Dal canto suo, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato durante una conferenza stampa con il primo ministro danese, Lars Lokke Rasmussen, che la Germania non parteciperà ad alcun intervento militare contro la Siria. Il presidente francese, quindi, si gioca tutto nelle prossime ore: intervenire in Siria accanto all'alleato americano può essere un modo per dire chiaramente alla comunità internazionale che in Europa si fa riferimento a Berlino, ma fuori bisogna fare i conti con Parigi.