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Prosciutto crudo, monitoraggio anti frode per i consorzi iscritti alla Dop

Tempi duri anche per i consorzi del prosciutto crudo a denominazione di origine protetta. L’affettato simbolo del made in Italy non sta vivendo un periodo fra i migliori. Non per i numeri di vendita o per la bontà del prodotto che resta indiscutibile. A far traballare questo mondo sono “i piedi in fallo” che di tanto in tanto finiscono col mettere i produttori. Ed ecco perché sia fra quelli che preparano il San Daniele Dop in Friuli che fra quelli di Parma è scoppiata la grana del Danish Duroc. Una denominazione che dirà ben poco ai consumatori, ma rivela tanto invece per la genetica del suino allevato per ottenere le prestigiose cosce da trasformare.

Questo tipo di razza, assolutamente non dannosa per la salute, non è contemplata nel disciplinare della Dop. Ecco perché chi lo ha utilizzato per produrre Prosciutto è incappato nella rete del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che ha sequestrato il prodotto, impedendone la commercializzazione.

Gli ispettori contestano l’utilizzo di carne avente altra genetica, suini accompagnati da documenti di animali dalla linea corretta, nel frattempo spariti.

Partendo dal San Daniele, gli inquirenti hanno allargato il perimetro dell’inchiesta a tutto il Nord Italia. Passando per Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Coinvolgendo decine e decine di imprese attive nei circuiti delle due maggiori Dop del prosciutto italiano: Parma e San Daniele.

Una inchiesta che ha in ogni caso fatto riflettere i produttori che da sempre si sono impegnati a rispettare le regole. Norme che in ogni caso risalgono ai primi anni ’90, quando fu approvato il disciplinare di produzione della Dop. Secondo i meno integralisti è arrivato il momento di rivedere il tutto considerando l’evoluzione del comparto negli ultimi anni. Anche in questo settore non sono mancate le aziende che hanno chiuso i battenti.

Insomma per ottenere un Prosciutto San Daniele Dop non ci si può affidare ad un maiale qualunque. Occorre utilizzare le sole Large White e Landrace, così come migliorate dal libro genealogico italiano al pari dei suini derivati dalla Duroc. Sono invece escluse le razze di linee genetiche danesi, irlandesi, francesi, inglesi e così via. Non vanno bene nemmeno gli animali in purezza delle razze Landrace belga, Hampshire, Pietrain, Duroc e Spot poland.

Stesso discorso per il Parma che deve essere prodotto solo con maiali allevati  in queste regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise.

Insomma regole da rispettare per garantire i consumatori e tenere alta un’economia fra quelle che meglio caratterizzano il made in Italy (originale) nel mondo.