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manovra

PER SOSTENERE LA MANOVRA IL GOVERNO CHIEDE L'ORO ALLA PATRIA

Quando la manovra mina la permanenza italiana nel club UE, anche chiedere l'oro alla patria diventa un'esigenza.

Il governo giallo-verde, coi suoi dioscuri Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ha di fronte a sé un evento capace di trasformarsi nel punto di non ritorno nella storia dell'esecutivo. A fine mese - pare tra il 25 e il 26 - arriverà l'insindacabile giudizio di Moody's e Standard and Poor's, le due agenzie di rating che potrebbero decretare il declassamento del Bel Paese.

Il "Dio Deficit" e il santo spread

La posta in gioco è alta. Molto alta. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi - che oggi ha sfondato quota 300 punti - rischia di impennarsi ben oltre il livello di guardia. Il peso della manovra ha già suscitato perplessità nelle cancellerie di Bruxelles e perfino al Fondo Monetario Internazionale. Incalzato dalle domande dell'inviata di Repubblica Tonia Mastrobuoni in merito, Di Maio ha prima glissato e poi concluso che le cose si fanno senza sacrificare nulla sull'altare del "Dio Deficit".

L'oro alla patria...in titoli di Stato

Per far tornare il vituperato differenziale entro i limiti sopportabili, il governo del cambiamento non disdegna l'idea di spingere gli italiani ad acquistare in massa titoli di Stato. In questa direzione, infatti, va l'idea dei "Conti Individuali di Risparmio", lanciata dall'ideologo economista della Lega Armando Siri. Il piano è semplice: gli italiani acquistano fino a 3000 euro di titoli di Stato, ottenendo in cambio sgravi e agevolazioni in materia fiscale (che si unirebbero eventualmente a flat tax e "pace fiscale").

Manovra : lo scopo finale

L'obiettivo è sia quello di calmierare lo spread ma anche di strappare una parte del debito sovrano italiano in mano ad attori stranieri (quasi il 30%). Praticamente un'inversione di tendenza rispetto alle mosse del premier Conte, volato negli Usa per chiedere ai "poteri forti" americani di fare da paracadute al debito italiano.

La prospettiva che i patrioti italiani salvino il Paese dalla voragine dello spread sembra fin troppo ottimistica. Come sottolinea La Stampa, gli unici in grado di sobbarcarsi un acquisto sufficiente di debito italiano sarebbero gli istituti bancari, con il rischio di creare una "pericolosa spirale tra rischio sovrano e rischio bancario". Oltretutto, si tratterebbe ancora di "poteri forti" che a quel punto si ritroverebbero in mano nuove leve per manovrare il destino economico del Paese.

La storia (non) ritorna

Insomma, l'idea di "riconquista del debito" ricorda tanto la campagna "oro alla patria" di mussoliniana memoria. A quell'epoca, per far uscire vivo il paese dalle sanzioni internazionali per aver invaso l'Etiopia, il Duce chiese agli italiani di donare la fede nuziale alla patria, offrendo in cambio un anello di ferro con incisa la scritta: ORO ALLA PATRIA - 18 NOV.XIV (1936, quattordicesimo anno dell'era fascista). Alla fine della guerra, due damigiane piene di quelle fedi d'oro vennero trovate dai partigiani tra i beni sequestrati a Mussolini e ai gerarchi che con lui tentavano la fuga da Salò.

Era il 27 aprile 1945.

I "gerarchi" del governo gialloverde vorrebbero, in un certo senso, chiedere l'oro agli italiani. Ma probabilmente non basterebbe a calmare la tempesta finanziaria pronta ad abbattersi sull'Italia. Figuriamoci a fuggire dopo la guerra.

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