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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Pensioni, dal 1 gennaio 2019 cambia tutto. Assegni più alti, ecco per chi

Le rivalutazioni delle pensioni scatteranno a partire dal 1° gennaio 2019 con nuove regole. È infatti previsto che vi sia una rivalutazione del 100%, rispetto all’adeguamento all’inflazione, per le pensioni di importo fino a tre volte il trattamento minimo (pari a poco più di 500 euro), una rivalutazione del 90% per le pensioni di importo compreso tra tre e cinque volte il trattamento minimo e una rivalutazione del 75% per quegli assegno che risultano superiori di 5 volte al trattamento minimo. Rispetto all’attuale situazione, si avranno dei benefici solamente per le pensioni più alte. Infatti, la rivalutazione per le pensioni di importo superiore a 5 volte il minimo è stata l’ultima volta pari al 50%, scendendo al 45% per gli assegni superiori a 6 volte il minimo. Per tutti gli altri non cambia praticamente nulla. Anzi, chi ha un assegno tra 3 e 4 volte il minimo, finora aveva una rivalutazione del 95%, mentre ora l’avrà del 90%. Va detto che le regole in questione non sono nuove, ma sono stati ripresi gli scaglioni stabiliti nel 2000, sostituendo quelli del 2013 introdotti dal Governo Letta.

QUOTA 100 E QUOTA 41, IL NODO ADV

Il superamento della Legge Fornero è il punto che più accomuna i programmi di Lega e Movimento 5 Stelle. Entrambi i partiti, infatti, hanno indicato la volontà di introdurre Quota 100 e Quota 41 per cambiare il sistema pensionistico. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, la Quota 100 diventerebbe 101 per i lavoratori autonomi e sarebbe prevista un’età minima di accesso pari a 64 anni. Inoltre, verrebbe posto un limite di 2 o 3 anni di contribuzione figurativa massima. Il quotidiano di Confindustria riporta anche le dichiarazioni di Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Welfare che ha curato il programma della Lega sulle pensioni, secondo cui è importante mantenere “gli stabilizzatori automatici, ovvero l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita e i coefficienti di trasformazione”. Misure che rappresenterebbero “il lasciapassare per l’Europa e per i mercati”, che consentirebbero quindi di “difendere la nuova flessibilità che vogliamo”.

Resta da capire quale costo avrà una riforma delle pensioni di questo tipo. Secondo Brambilla, la spesa non supererebbe i 5 miliardi l’anno, ma, ricorda Il Sole 24 Ore, l’Inps aveva stimato a fine febbraio una spesa di 14-18 miliardi nei primi due anni di applicazione, al netto dell’Ape sociale non più erogata. Non è poi chiaro se l’adeguamento dei requisiti pensionistici valga solo per l’età anagrafica o anche per l’anzianità contributiva. Cioè se la Quota 41 sia destinata ad aumentare con il passare del tempo. Si spera comunque non prima del 2019, quando è previsto già uno “scatto” di 5 mesi per gli attuali requisiti. Altrimenti la Quota 41 diventerà già di 41 anni e 5 mesi.