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Pensione: 6 modi per andare fino a 5 anni prima

Rimettere mano alle pensioni, riformate l’ultima volta dalla legge Monti-Fornero, non sarà facile. Ma diversi partiti hanno messo nel loro programma elettorale la modifica delle norme che spingono sempre più in là la fine del lavoro. In attesa di vedere quali scelte verranno fatte dentro ai margini non certo larghi che la dura realtà dei conti pubblici lascia a chiunque governerà, ecco un riepilogo delle possibilità di manovra (poche, certo) che il sistema attuale offre adesso a chi volesse anticipare l’uscita. Pianificare quando andare in pensione per moltissimi ora può sembrare un sogno, o un’utopia. Entro certi limiti, invece, è possibile, come mostrano le simulazioni pubblicate in queste pagine; sono state realizzate in esclusiva per L’Economia da Progetica, società di consulenza in pianificazione finanziaria e previdenziale, in occasione del Salone del Risparmio che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano.

Le sei opzioni

Chi vuole anticipare per quanto possibile il pensionamento ha sei carte da giocare: sono l’Ape volontario, la Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata per chi aderisce alla previdenza integrativa), il cumulo gratuito dei contributi versati a enti diversi, il riscatto degli anni di laurea, il Tfr e infine l’impiego dei risparmi. Riscattare gli studi universitari, per esempio, può consentire in alcuni casi di staccare anche cinque anni e mezzo prima. Ricorrere all’Ape (Anticipo pensionistico) volontario permette di lasciare sino a 3 anni e 7 mesi prima. L’abolizione della riforma Monti-Fornero è uno dei principali punti nei programmi dei due partiti usciti vincitori il 4 marzo: Movimento 5 Stelle e Lega. «La gran parte delle promesse dei partiti politici si concentra su pensioni e assistenza, argomento ad alta sensibilità sociale e nervo scoperto degli italiani — sottolinea Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali —. I destinatari sono infatti molti: 16,1 milioni di pensionati, di cui 8,2 assistiti totalmente o parzialmente dallo Stato attraverso le integrazioni al minimo, oltre a qualche altro milione che aspira alla giusta quiescenza».

La cabala degli aumenti

Nel mirino sono soprattutto il drastico allungamento della vita lavorativa deciso dalla legge Monti-Fornero (varata in tutta fretta alla fine del 2011 in uno scenario di emergenza dei conti pubblici), e il sistema di adeguamento alla speranza di vita per l’età di pensionamento. Questo meccanismo, insieme all’adozione del sistema contributivo per tutti i lavoratori a partire dal 2012, ha messo in sicurezza i conti del sistema pensionistico. Ma il prezzo sociale è e sarà molto pesante: si andrà in pensione sempre più tardi, e con vitalizi decisamente più bassi rispetto a quelli del passato. Nel 2018 per la pensione di vecchiaia occorrono 66 anni e 7 mesi per uomini e donne, dipendenti e autonomi. Nel biennio 2019-2020 si salirà per tutti a 67 anni. Per la pensione anticipata (legata all’anzianità contributiva del lavoratore) nel 2018 sono necessari 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 per le donne. Per il biennio 2019-2020 occorreranno 43 anni e 3 mesi per i primi, 42 e 3 per le seconde. E via via con un implacabile meccanismo di revisione biennale che nel 2050 porterà a 69 anni e 9 mesi l’età a cui si potrà andare in pensione di vecchiaia.

Uscire quattro anni in anticipo può costare 50 mila euro

Un onere complessivo di quasi 49 mila euro, al netto delle detrazioni fiscali, per anticipare la pensione di 3,7 anni: lo deve sostenere un lavoratore che decida di chiedere l’Ape volontario per il massimo consentito. L’esempio si riferisce a un dipendente 63enne con 35 anni di contributi e uno stipendio netto di 1.500 euro da lavoro. L’elaborazione realizzata per L’Economia da Progetica, società di consulenza in pianificazione finanziaria e previdenziale, conferma che l’Anticipo pensionistico volontario ha un costo decisamente rilevante: l’operazione, quindi, è da valutare con molta attenzione.

«Nell’esempio la perdita è costante — dice Andrea Carbone, partner di Progetica —. Il lavoratore potrà ottenere un Ape di 762 euro, 738 in meno rispetto alla retribuzione; al momento del pensionamento, cioè durante i vent’anni di rimborso del prestito, riceverà una rendita di 813 euro, 354 in meno rispetto ai 1.167 euro che avrebbe ottenuto senza l’Ape. Infine la minor pensione dovuta all’anticipo, 151 euro in meno. I numeri dimostrano insomma che dal punto di vista economico l’Ape non conviene, ma ognuno deve trovare la propria risposta in base alle proprie condizioni lavorative, familiari e di salute». L’Ape volontario è partito nel febbraio scorso dopo una lunga gestazione, e salvo proroghe sarà disponibile sino al 31 dicembre 2019. È possibile solo ai lavoratori iscritti all’Inps, che compiono 63 anni (con almeno 20 di contribuzione) e possono anticipare sino a tre anni e sette mesi rispetto all’età richiesta per la pensione di vecchiaia. È a tutti gli effetti un prestito, liquidato da una banca e garantito da una polizza che assicura contro il rischio di premorienza del lavoratore. Alle rate mensili, durante l’anticipo si aggiungono gli interessi (2,9%), il premio assicurativo (circa il 30% del capitale) e il fondo di garanzia (1,6%). Si può detrarre il 50% degli interessi e del premio assicurativo. Il prestito viene restituito in vent’anni attraverso trattenute dalla pensione.