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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Elezioni: populisti o pasticcioni, ecco come ci vedono all'estero

di Francesco Petronella

La politica estera è stata la grande assente della campagna elettorale che porterà gli italiani alle urne il prossimo 4 marzo. Nei programmi presentati dai partiti di ogni orientamento politico ci sono, ovviamente, riferimenti ad argomenti riguardanti il posto che l'Italia occuperà nel mondo dopo le elezioni. Tuttavia nei dibattiti, nelle occasioni pubbliche e nei comizi, quasi nessun esponente politico ha affrontato grossi temi di politica estera se non nel quadro di due grandi filoni: rapporto con la Libia (in chiave migranti ndr) e posizione dell'Italia nei confronti dell'Unione Europea (euro si, euro no etc). Sulla Libia, poi, un politico di estrema destra ha addirittura proposto di riprendere, manu militari, il possesso della Tripolitania in modo da sbarazzarsi del problema migranti alla radice.

Il fatto che la politica estera non sia stato un elemento cardine della campagna elettorale non desta scalpore. Nell'era del populismo, infatti, i candidati sanno perfettamente che per parlare "alla pancia del Paese" è necessario toccare le tematiche più vicine alla sensibilità spicciola e quotidiana dell'elettorato: economia, sanità, occupazione, welfare etc. E' interessante, invece, notare quanto e come, mentre l'italia non guarda al mondo, il mondo guarda all'Italia con grande attenzione. Nei mesi e nei giorni scorsi sono stati pubblicati fior fior di articoli che analizzano, da diverse angolazioni, l'appuntamento elettorale italiano.

Risale a pochi giorni fa, ad esempio, un articolo del New York Times  in cui si raccontava la frustrazione dei giovani Italiani verso la politica in vista dell'appuntamento con le urne. Il titolo "Italy is having election. Most italians are too depressed to care" vale più di mille parole. La rivista Foreign Policy, invece, paragona le elezioni italiane del 4 marzo al naufragio della Costa Concordia di qualche anno fa, un'immagine di fallimento dovuto alla mancanza di responsabilità da parte di chi dovrebbe maneggiare il timone. L'elenco sarebbe lungo ma, a titolo di informazione, occorre segnalare un articolo di Al-Jazeera in cui l'emittente qatariota dedica un approfondimento, dai toni abbastanza incensatori, al neonato partito di sinistra nostrano "Potere al Popolo".

Decisamente più "tradizionalista" e scanzonato il video, diventato virale, in cui il comico britannico John Oliver parla delle elezioni italiane snocciolando una serie di stereotipi ben noti all'opinione pubblica americana, a cui Oliver si rivolge, tra cui spaghetti, pizza e altre amenità del genere. La comicità raggiunge il parossismo di fronte ad un panorama politico, quello italiano, in cui un ex-comico guida il più grande partito del Paese e in cui il centro-destra si affida al sempiterno e vituperato (all'estero) Silvio Berlusconi.

Dunque il mondo guarda all'Italia, spesso con preoccupazione per l'eventuale instabilità governativa o, addirittura, con ribrezzo per la violenza (verbale e non) manifestatasi tra gli schieramenti politici durante la campagna elettorale. Non tutti, però, osservano e analizzano con distacco. Come evidenziava un articolo del 17 gennaio, firmato da Jacopo Iacoboni per La Stampa, c'è qualcuno aldilà dei confini nazionali che tiene molto all'andamento della politica italiana, tanto da interferire (in maniera subdola) con le sue possibili traiettorie. Infatti oltre all'Unione Europea, allarmata di fronte alla prospettiva di instabilità o, peggio ancora, di un governo EU-unfriendly, è la Russia di Putin ad "interessarsi" al futuro politico del Bel Paese. Le indagini del network americano Nbcnews, riprese dalla stampa internazionale, hanno rivelato un' intensa attività di "trollaggio" firmata Mosca per influenzare l'opinione pubblica italiana. In altre parole, account fasulli su Twitter interagivano e ritwittavano, in modo da farli risalire tra gli argomenti di tendenza, tweet contenenti determinati hashtag a carattere populistico o comunque eversivo (#consip, #iovotono durante il referendum di dicembre, #bastaimmigrati etc.). E' sufficiente leggere questi argomenti per capire quali forze politiche ne abbiano tratto giovamento e quali, invece, discredito.

Ultimo, ma non meno importante, indicatore dell'ingerenza russa nel processo elettorale italiano è il modo in cui alcuni media parlano del ruolo italiano nell'ambito dell'Alleanza Atlantica (Nato) e quindi nel mondo. In un articolo  del 29 gennaio firmato da Arnoldo Folino (probabilmente uno "pseudonimo"), l'agenzia stampa russa Sputnik ci tiene a far sapere, ai suoi lettori di lingua italiana, che la politica estera di Roma resterà assolutamente immutata dopo le elezioni del 4 marzo. Con una ben nota retorica anti-atlantista, il megafono di Mosca asserisce: "La politica estera della Repubblica Italiana, da sempre asservita all'imperialismo americano, dopo il 4 marzo, rimarrà ancora tale" e che quindi "72 anni di servitù coloniale continueranno imperterriti". Ora sulla validità di tali affermazioni sarebbe sufficiente ricordare il celeberrimo episodio di Sigonella, in cui l'Italia di Craxi e di Andreotti dimostrò agli Stati Uniti di essere, dopo tutto, uno stato sovrano.

Quello che fa riflettere, però, è il fatto che proprio il più grande partito d'Italia, stando agli ultimi risultati elettorali, dichiari nel proprio programma elettorale di voler abolire "i finanziamenti destinati alla propaganda Ue [...]" tra cui le misure "contro la propaganda Russa, fake news etc." Quello che, invece, preoccupa di più è il fatto che questa visione "fatalista" della politica estera italiana sembra proprio spingere l'elettorato a disinteressarsi verso gli argomenti che la riguardano. Una tendenza già, evidentemente, molto diffusa.