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Palazzo San Giacomo abbassa il ponte levatoio, il popolo si mobilita contro il debito

di Arnaldo Capezzuto

 

C'è chi ha invocato il miracolo di San Gennaro portando in piazza una grande ampolla di palloncini colorati : “Gennà sciogli il debito”.

All'ingresso di Palazzo San Giacomo due catene con palloncini neri simboleggiare un ponte levatoio che si è abbassato.

Il Municipio appare una fortezza assediata da chi non vuole che Napoli sia e diventi la città autonoma. Forze oscure 'lavorano' per la restaurazione della vecchia e corrotta politica.

Il popolo arancione è in delirio.  Da queste parti c'è coscienza e sensibilità che ben nascosti ci sono i poteri forti e le massomafie. La scenografia a favore di telecamere colpisce, emoziona, appassiona.

La politica deve tornare ad essere sensoriale, coinvolgere mente e cuore. Oltre un migliaio di persone hanno affollato lo spazio antistante Palazzo San Giacomo.

Sul palco si sono alternati esponenti dei movimenti, dei comitati, delle associazioni, non sono mancate le testimonianze di chi è in prima linea in silenzio ogni santo giorno e fornisce un contributo al miglioramento della metropoli all'ombra del Vesuvio.

Ecco gli eroi nascosti come Cesare Moreno,  ma anche gli ultimi tra gli ultimi come i disoccupati, gli emarginati, i precari. Una flotta di ciclisti giunge a piedivellate dalla Mostra d'Oltremare fino sotto al palazzo del potere.

E' una mobilitazione colorata, allegra ma incazzata al punto giusto. A  fare la guardia c'è il maxi cartello issato sulla facciata del Municipio : “No al debito ingiusto – Napoli libera”.

Il sindaco-masaniello Luigi de Magistris si è appellato alla sua gente e la sua gente non l'ha deluso. Certo c'era chi si aspettava una folla oceanica, una presenza della città intera ed è rimasto deluso.

Il momento è difficile, Napoli è frastornata, addormentata, disorientata. La massa di debiti dei commissariamenti post terremoto dell'80 e dell'emergenza rifiuti e la sanzione comminata dalla Corte dei Conti rischia di far sprofondare ulteriormente la città nel baratro.

Un mese fa l'organo di magistratura contabile, infatti, respingendo il ricorso del Comune, ha contestato all'amministrazione napoletana di non aver iscritto nel bilancio 2016 il debito di 90 milioni contratto nel 1981 con il consorzio Cr8.

Debito cui se ne aggiunge un altro, per circa 60 milioni, relativo al commissariato per l'emergenza rifiuti e risalente a circa dieci anni fa. Debiti di cui il Comune di Napoli rifiuta la paternità chiedendo al Governo di farsene carico.

Si aspettano segnali inequivocabili dall'esecutivo, certo l'ex premier Paolo Gentiloni si è impegnato ma il difficile puzzle uscito dal voto del 4 marzo rende le cose molto, ma molto complicate.

De Magistris, inoltre, ha espresso l'intenzione di costituire una delegazione, composta da amministratori e consiglieri comunali, che si recherà a Roma per sensibilizzare sulla questione il Capo dello Stato Mattarella e programmare un incontro anche con i presidenti dei due rami del Parlamento.

Il primo cittadino lo sa e non casualmente ha lanciato il suo grido di dolore e invitato l'intera città al di là delle appartenenze politiche a partecipare e mobilitarsi. Dall'altro fronte però l'accusano almeno nella parte riguardante la Corte dei Conti di giocare alle tre carte: "La responsabilità è dell'amministrazione de Magistris che non ha iscritto a bilancio quei debiti ereditati per non dichiarare il dissesto".

Sullo sfondo accuse e controaccuse e una città nuovamente in balìa delle onde.

Presenti alla manifestazione diversi assessori e consiglieri comunali, alcuni dei quali già consiglieri all'epoca del sindaco Rosa Russo Iervolino e dell'assessore al Bilancio Enrico Cardillo e quindi correi nel votare i bilanci incriminati. Ma si fa finta di niente. E' vento di popolo basta mettersi a favore di vento.

Alcuni supporter indossavano cappellini rossi e un folto gruppo di persone sventolano le bandiere del gruppo "Ce simme sfasteriati".

In piazza non mancavano le bandiere di Dema, del Partito comunista, delle Due Sicilie, dei Verdi,  e uno striscione di Napoliservizi, società partecipata del Comune di Napoli, dipendenti dell'Asia, sindacati autonomi, comitati.

"È un debito ingiusto che grava sulle nostre casse" sentenzia l’assessore al bilancio Enrico Panini, "è contro ognuno di noi ha il dovere di protestare".

E il sindaco de Magistris punzecchia il Pd : "C’è chi vuole cambiare il modo di fare politica e vuole dialogare maggiormente prendendo atto che la politica del rancore non premia e chi, invece, come la Valente si mette a fare iniziative con Fratelli d’Italia e con Cantalamessa della Lega. Auguri".

E ancora: "Non mi scaglio contro il Pd - conclude - e la fotografia dei componenti della contromanifestazione non è condivisa dalla maggioranza del Pd. Mi auguro e sarei fortemente felice se domani al Municipio ci fossero anche gli esponenti e il popolo del Pd perché starebbero non con me ma con la città che io, piaccia o no, rappresento".

E conclude la manifestazione annunciando una prossima 'missione' nella capitale con una ampia delegazione e chiede una legge speciale per Napoli perché il "debito ingiusto" proviene dal 1980, dal terremoto e dalla gestione commissariale dei rifiuti, epoche non arancioni "e nemmeno di chi mi ha preceduto".