Ora c'è chi teme che dopo il voto alle europee, scatti il rimpasto di Governo

Nessuno lo dice. Si gioca lo sport della rassicurazione. E' un continuo gettare acqua sul fuoco. Ma è chiaro ed evidente che nel Governo scorrono sotterranee e segrete dirompenti tensioni tra alleati.

Il Paese - guardando i sondaggi - non è più lo stesso del 4 marzo scorso dove a urne chiuse, il Movimento 5 Stelle è stato incoronato il partito con la maggioranza realtiva con il 32 per cento dei consensi degli italiani. La Lega invece al 17 %.

I sondaggi adesso concordano in modo univoco e segnalano il Carroccio attorno al 33/34 per cento mentre i Pentastellati sono sulla soglia del 20/21 per cento raggiunti abbondantemente da un Partito Democrato in netta ripresa.

E' chiaro che se le cifre dovrebbero confermarsi così come sono alla chiusura delle urne il 26 maggio prossimo per le elezioni Europee all'interno dell'Esecutivo ci potrebbero essere delle conseguenze.

Ipotesi e previsioni che hanno visto in particolare illeader della Lega MAtteo Salvini forse per tattica rimandare al mittente.

"Non cambia nulla, il rapporto di forze al Governo resta sempre lo stesso" si è affrettato più volte a dire il capo del Viminale.

Ma, nelle ultime settimane la litania è bruscamente cambiata, Salvini da un lato conferma sempre lo stesso adagio ma dall'altro semina dubbi, perplessità e qualche balzo in avanti.

Anche Luigi Di Maio si è accorto che il vento è cambiato tanto è vero che chiacchierando informalmente con i suoi parlamentari si è fatto sfuggire "la Lega vuole prendere tutto".

Indistrezioni, retroscena riportato da alcuni giornali e andato all'orrecchio di Salvini che non si è fatto scappare l'occasione.

"Nel Governo non si toccherà nulla a patto che non si continui con la politica dei blocchi su tutto: le banche, i cantieri, la crescita. Serve una marcia in più, più coraggio, fare delle scelte. Ci pagano lo stipendio per fare le cose, non per bloccarle" ha sbottato il numero del Carroccio per poi aggiungere: "Si sono accumulati già fin troppi rinvii, per i miei gusti".

Un segnale, un voler mettere le mani avanti, un telegramma inviato all'alleato di Governo per dargli appuntamento dopo il 26 maggio quando la Lega uscirà quasi sicuramente vincitrice dalle urne.

di Pier Paolo Milanese