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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Novità DataGate Italia: ecco come tutelare i propri dati Facebook

In queste ore molti degli utenti di Facebook avranno notato una novità sui propri dispositivi. Il celebre social network ideato da Mark Zuckerberg, infatti, sta inviando a coloro che usufruiscono della piattaforma una serie di notifiche per sensibilizzare il pubblico sulle impostazioni relative alle app "tossiche". Si tratta di quei dispositivi che, apparendo come innocenti quiz a carattere attitudinale o persino spiritoso, possono essere strumenti per raccogliere indebitamente e vendere i dati personali degli utenti per fini commerciali o politici. L'iniziativa, messa in piedi dall'azienda di Menlo Park, serve a restituire a Facebook i punti persi nei confronti degli utenti nell'ambito della sicurezza e della credibilità, a seguito dello scandalo Cambridge Analytica. La prima novità, infatti, riguarda un link messo a disposizione dal social network, tramite il quale l'utente ha la possibilità di sapere se le sue informazioni sono state condivise con Cambridge Analytica.

La schermata che segue, informa direttamente l'utente se lui, o le persone con cui ha stretto amicizia su Facebook, hanno utilizzato l'app "This Is Your Digital Life", il vero e proprio cavallo di Troia che ha veicolato la fuga di dati che ha innescato lo scandalo Datagate.

Inoltre gli utenti dovrebbero iniziare a visualizzare una notifica in cima alla loro bacheca tale da informarli sulle applicazioni e i servizi collegati al loro account Facebook e ai dati che queste app utilizzano e visualizzano. Gli utenti che usano registrarsi con Facebook per accedere a servizi esterni (prenotazione viaggi, camere d'albergo, acquisti online etc.) sono davvero numerosi e il social network si impegnerà a far loro presente che esistono questi legami, e soprattutto come funzionano.

Al di là dello scandalo "tutto americano" di Cambridge Analytica, il problema riguarda da vicino anche l'Italia. Secondo i dati in possesso del Garante per la protezione dei dati personali, gli utenti italiani coinvolti nella fuga di dati potrebbero essere ben più dei 214.134  rivelati da Facebook stesso. Qualora si verificassero scandali in stile DataGate anche in Italia, dove dinamiche di marketing simili a scopo politico non sono da escludere, Facebook si impegnerà ad inviare una notifica specifica nella quale gli utenti vengono informati se e quando i loro dati sono stati utilizzati da una società di marketing politico senza previo consenso e senza che ne fossero a conoscenza.

Finora però le evidenze di questo uso politico in Italia sono di là da venire. "Quello che tocca noi italiani è un problema diverso" sottolinea Gianluigi Bonanomi, esperto di social media sentito da il24.it, "Le informazioni che condividiamo ci stanno danneggiando più dal punto di vista della reputazione" nel senso che "Ci stiamo scandalizzando per Cambridge Analytica" e sull'uso politico che si potrebbe fare dei nostri dati "ma in realtà, nella vita di tutti i giorni magari stiamo perdendo il posto di lavoro". Infatti, secondo i dati forniti da Adecco "l'88% dei recruiter lavorativi - personale specializzato nell'assunzione e gestione delle risorse umane - dopo aver dedicato 8-9 secondi di attenzione al tuo CV vanno a vedere chi sei dal punto di vista umano su Facebook, e una persona su tre non arriva ai colloqui per quello che i recruiter trovano sui loro social".  Nonostante Facebook metta in campo diversi dispositivi per tutelare la privacy degli utenti "i likes, i commenti, le immagini profilo, quelle di copertina ed altre cose sono pubbliche e può vederle chiunque", sottolinea Bonanomi, compreso un eventuale datore di lavoro. Ma il problema non è solo Facebook in sè. "Noi - sottolinea Bonanomi - stiamo condividendo informazioni anche senza accorgercene. Esiste ad esempio l'app "Runtastic" che monitora le performance sportive, gratuitamente, registrando calorie e percorso effettuato facendo jogging, per poi incoraggiarti a condividere su Facebook". Se una banale attività sportiva come questa è un abitudine consolidata, condividendo un' informazione simile faccio sapere a tutta una rete di persona da che ora a che ora non sono in casa. Insomma, i ladri ringrazieranno. "Va bene lo scandalo per CA - continua Bonanomi - ma il ragionamento è ancora più basilare: ogni volta che c'è un problema di privacy, quel problema sta tra la tastiera e la sedia. Basterebbe un po' più di cultura e di consapevolezza nell'utilizzo di questi strumenti".

Più in generale, è opportuno adoperare dei piccoli accorgimenti per tutelare i propri dati e i contenuti che si postano su Facebook. Gli esperti concordano sul fatto che ben pochi utenti si rivolgono al centro assistenza del social network, uno strumento prezioso che consente sia di fare domande sul proprio account, che di modificare impostazioni su privacy, sicurezza e notifiche. Ancora più importante, per quanto basilare, è la lettura completa delle condizioni d'uso e le informazioni relative al trattamento dei dati personali che in molti, quando aprono servizi esterni collegati a Facebook, glissano amabilmente senza dargli la benché minima attenzione.