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Nella Volla della Romania scoperto l'impero immobiliare del clan Zagaria

di Arnaldo Capezzuto

Un sistema coeso, compatto con relazioni economiche solide e multilivello, aziende, società, mezzi e professionisti a disposizione come anche amministratori e politici.

Fiumi di denaro, investimenti e progetti da realizzare. Cemento, cemento e ancora cemento. Ville, appartamenti, palazzi, strade e infrastrutture. E' il core business dell'intrapresa camorristica, il tratto identificativo della storia della cosca dei Casalesi esportato in Romania.

E' vero, il padrino Michele Zagaria è in carcere da anni, detenuto al regime del 41 bis, ma gli affari sono affari e continuano. Avevano scelto Pitesti, una piccolissima cittadina della Romania, per realizzare un imponente mega progetto d'insediamento imprenditoriale.

Poco più di 150 mila abitanti a Sud di Bucarest, un territorio prevalentemente a vocazione agricola e con un sogno: diventare una piccola metropoli. E in pochi anni Pitesti è cresciuta a dismisura, grazie a una lottizzazione selvaggia.

Un vero e proprio boom urbanistico che per molti versi somiglia all'esplosione che è avvenuta a Volla, piccolo comune cuscinetto, alle falde del Vesuvio.

Cemento, mattoni e palazzi. Soldi, soldi e ancora soldi. A Pitesti con l' 'Operazione Transilvania' si è scoperto che a irrigare i milioni di euro per alzare palazzi, ville, centri commerciali c'era la mano dei Casalesi, a Volla non si sa ancora nulla sull'orgine misteriosa dei tantissimi e ingentissimi capitali impiegati per le centinaia unità immobiliari.

Il blitz in Romania è scattato stamane alle prime ore dell'alba grazie agli uomini della Dia di Napoli, diretta dal capocentro, il neo dirigente superiore Giuseppe Linares, ed è stata coordinata dal maggiore Fabio Gargiulo.

L'operazione è stata condotta tra Caserta e appunto Pitesti, dove due fratelli imprenditori Nicola Inquieto, 43 anni e Giuseppe, 38 anni sono stati arrestati. Un cognome non casuale.

L'altro fratello Vincenzo, professione idraulico, venne acciuffato nella sua villa di via Mascagni a Casapesenna dove si nascondeva il padrino latitante Michele Zagaria. Era il 7 dicembre di sette anni fa. Qui il capo dei Casalesi era nascosto in un bunker, ubicato sotto il pavimento di casa degli Inquieto.

Un arresto che fece il giro del mondo. La latitanza del padrino durava da oltre 16 anni, fu un colpo durissimo all'organizzazione tenuto conto anche del pentimento del boss Antonio Iovine.

Inchiesta complicata che è stata portata avanti con una serie di minuziosi accertamenti e approfondimenti. Riscontri difficili anche per le carenze normative sui reati associativi di stampo mafioso.

Le delicate verifiche, insomma, hanno consentito di ricostruire la rete estera dei Casalesi, lavoro rigoroso svolto sotto il coordinameno della Dda di Napoli, procuratori aggiunti Luigi Frunzio e Giuseppe Borrelli, sostituti Alessandro D’Alessio, Maurizio Giordano Catello Maresca e Simona Belluccio.

La Dia si è avvalsa del supporto di Eurojust e del Servizio Interpol, in stretto contatto con il II reparto investigazioni e con il III reparto relazioni internazionali della Dia a Pitesti (Romania), che hanno consentito di individuare l'imponente patrimonio societario ed immobiliare in Romania, tra imprese edili, centri benessere, varie centinaia di appartamenti già ultimati o in costruzione.

Sono scattati i sigilli per oltre 400 appartamenti, una società per azioni, imprese edili, centri benessere e centinaia di ville già ultimate o in costruzione, attività rilevanti riconducibili al clan dei Casalesi.

In manette a Pitesti è finito - appunto - Nicola Inquieto, imprenditore di Aversa, sul suo capo pendeva un mandato di arresto europeo chiesto dal pm Catello Maresca, del pool anticamorra della Procura diretto dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli con il procuratore Giovanni Melillo.

I due fratelli – secondo le accuse- avrebbero avuto anche un ruolo strategico e fiduciario nella gestione di una fase della lunga latitanza di Zagaria.

Vicende di Pitesti che somigliano molto a ciò che in questi anni avviene a Volla. C'è un grande sospetto: la piccola cittadina cuscinetto tra Napoli e il Vesuviano sia usata dalla camorra per il riciclaggio dei soldi sporchi e per movimentare il mercato dell'immobiliare. Filiera del calcestruzzo, lavatrici e interessi importanti con la complicità di amministratori compiacenti, politica corrotta e apparati della burocrazia servili.

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