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Mohammed bin Salman: tutti gli scheletri nell'armadio del principe saudita che piace tanto all'Europa

La visita a Londra del principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman si è conclusa con una dichiarazione d'intenti, espressa oggi in un comunicato, secondo cui il Regno Unito e l'Arabia Saudita hanno desiderano avviare relazioni commerciali e progetti di investimento nei prossimi anni per un valore totale di 90,29 miliardi di dollari. E' stato un incontro proficuo quello tra il giovane rampollo saudita e la premier britannica Theresa May.  L'iniziativa di MbS (diminutivo utilizzato per indicare il principe saudita) rappresenterebbe per Londra "una chiara dimostrazione della forte fiducia internazionale nella nostra economia mentre ci prepariamo a lasciare l'Unione europea".

Il principe della corona saudita, che durante la visita ha anche incontrato la regina Elisabetta e cenato con la famiglia Winsor al gran completo, è notoriamente famoso come "il millenial più potente al mondo". Classe 1985, MbS è stato nominato principe ereditario dall'ormai anziano re Salman, affetto (sembra) dai primi sintomi di demenza senile. Questa carica gli conferisce grandi poteri nell'apparato statale saudita. Le cronache degli ultimi mesi hanno reso note agli occhi del mondo varie iniziative di modernizzazione, specialmente in campo sociale. Celeberrima la legge che consente alle donne saudite di guidare in autonomia come pure quella che permette loro di andare allo stadio.

Decisamente più interessante dal punto di vista economico è il programma "vision 2030", un progetto ciclopico per attrarre tecnologie, investimenti e risorse al fine di diversificare l'economia saudita, rendendola indipendente dal petrolio. Questa operazione, considerato che gli Usa, principale acquirente del greggio saudita, stanno gradualmente raggiungendo l'indipendenza energetica, spiega come mai Mbs stia facendo di tutto per accreditarsi di fronte ai leader stranieri come un monarca moderno e con cui si può ragionare. L'agenda internazionale di Mohammed bin Salman, pertanto, è fitta di appuntamenti: iniziato il tour con una visita nell'Egitto di al-Sisi, partner fondamentale nel contesto regionale, dopo l'appuntamento a Downing Street, Mbs sarà negli Stati Uniti dal 19 al 22 marzo e sembra imminente anche una visita in Francia. All'Eliseo, in realtà, il rampante MbS ha già fatto parlare di sé in passato. E' lui, infatti, il misterioso acquirente che ha comprato alla modica cifra di 300 milioni di dollari il castello Louis XIV, l'immobile più costoso al mondo, alle porte di Parigi. D'altronde la storia contemporanea è piena di storie simili di opulenti e nobili arabi che spendono e spandono in terra europea.

Il caso di Bin Salman, però, è una storia a sé. Non è tutto oro quel che luccica, si direbbe. Bin Salman, che in patria non è uno stinco di santo, è diventato famoso anche per la sua attività di "rottamazione" (per dirlo alla Renzi) all'interno dell'establishment saudita. Si tratta di una vera e propria campagna di epurazione contro tecnocrati, ufficiali e notabili di spicco del regno, in modo da sostituirli con persone fidate. Questo è quanto accaduto durante la famosa "inchiesta anti-corruzione" che ha portato all'incarcerazione di diverse personalità saudite, tra cui l'imprenditore e principe al-Walid Bin Talal (tra i 50 uomini più ricchi al mondo). “Questa strategia del largo ai giovani a là saudita – afferma l'analista Cinzia Bianco in un'intervista al giornale online Formiche – è funzionale al rafforzamento del potere di MbS, perché i giovani riescono meglio a comprendere la sua linea assertiva, in discontinuità con l’andamento più rallentato degli affari sauditi finora, e poi perché i più anziani, diciamo così, hanno delle linee di lealtà, alleanze e interessi più radicate” e magari meno controllabili per lui. Il progetto, quindi, è quello di avere mano libera per diventare un moderno autocrate, più che un sovrano illuminato.

C'è un altro elemento, però, che si può considerare il vero scheletro nell'armadio dell'ardito rampollo di Riad: la politica estera. Sebbene i contatti coi partner europei (tra cui anche l'Italia) abbiano un grande successo, probabilmente per mantenere la loro fiducia dopo l'esautorazione di vecchie persone di riferimento in terra saudita, è nella politica regionale che Mbs mette su i peggiori disastri. Non è un caso che l'arrivo di MbS a Londra sia stato salutato da cori di protesta e manifestazioni contro la politica saudita in Yemen.

Il Paese, infatti, è dilaniato da una guerra in cui i sauditi, insieme agli alleati del golfo, supportano il governo riconosciuto a livello internazionale e presieduto da Abd Rabbuh Mansour Hadi, contro i ribelli sciiti Houthi (longa manus di Teheran secondo la narrazione saudita). I bombardamenti, le malattie, la malnutrizione, fanno dello Yemen il più grave disastro umanitario del nostro tempo.  I numeri, infatti, parlano chiaro: 12mila morti, 16mila feriti, 16 milioni di persone sull'orlo della fame e l'epidemia di colera più imponente degli ultimi 70 anni. Mbs questa tragedia ce l'ha praticamente nel giardino di casa.

Infine, ma non meno importante, Mbs deve fare i conti con la partita in Siria. Un pantano in cui Riad si è infilata armando e supportando alcune milizie, causando una vera e propria "islamizzazione" di una rivolta contro Bashar al-Assad iniziata come laica e liberale. Una di queste milizie, Jaish al-Islam, è quella che controlla la martoriata Ghouta Orientale, un'area in cui, con il pretesto di stanare miliziani islamisti, regime e aviazione russa hanno causato quasi 800 morti tra i civili in due settimane, di cui circa 90 la notte scorsa. Una grossa gatta da pelare insomma, con cui Mohammed Bin Salman, dovrà prima o poi fare i conti.

 

 

 

 

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