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Migranti: riprendono gli sbarchi, ma la causa è in Libia

di Fracesco Petronella

Mentre gli uomini, le donne e i bambini a bordo della nave Aquarius continuano la navigazione senza un'indicazione circa il porto in cui sbarcare, continua l'attività di soccorso dei migranti al largo della Libia. Sarebbero circa 800 quelli salvati tra la giornata di ieri e la scorsa notte da diverse unità, italiane ed estere. Inoltre, la "Guardia Costiera libica" fa sapere di aver "tratto in salvo" nelle ultime ore "180 migranti, compresi donne e bambini, a bordo di un gommone al largo della costa libica". Lo rende noto un comunicato diffuso dalla Marina libica su Facebook. L'operazione risale a ieri, in un'area a 44 miglia da al-Khoms, a est della capitale libica Tripoli.

C'era da aspettarsi che, col ritorno della bella stagione, sarebbero ripresi i viaggi dei migranti attraverso il Mediterraneo per raggiungere le coste europee, e italiane in questo caso. I critici più attenti avevano pronosticato per tempo che il ritorno degli sbarchi avrebbe dato modo al neo-ministro dell'interno Matteo Salvini di dar prova di quanto la linea leghista - o comunque del governo - sui migranti rientri nel piano dell'attuabilità.

Non è possibile, però, spiegare il ritorno agli onori della cronaca del fenomeno sbarchi semplicemente col fattore della stagionalità, o come una fortuita coincidenza con l'insediamento di Salvini al Viminale. Occorre, piuttosto, allargare lo sguardo a ciò che succede dall'altra parte del Mediterraneo, in Libia in particolare.

Tralasciando la complessa fase politica attraversata dall'altro paese rivierasco coinvolto nella faccenda, la Tunisia, in Libia sono in corso profondi rivolgimenti in grado di modificare l'assetto politico del Paese, già precario da oltre 7 anni. Le forze fedeli al feldmaresciallo Khalifa Haftar sono impegnate nella presa di Derna, quasi completamente strappata a milizie definite jihadiste dall'uomo forte della Cirenaica. Il Governo di Accordo Nazionale con sede a Tripoli, presieduto da Fayyez al-Serraj e riconosciuto dall'Onu, è sopravvissuto ad una sorta di "Golpe Fantasma" messo in atto il 26 maggio scorso da gruppi armati dell'area tripolina. Risale a 3 giorni fa, invece, la notizia di sanzioni imposte dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite verso quattro libici per i crimini di traffico di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La decisione del Consiglio di sicurezza prevede il congelamento degli asset finanziari, dei conti bancari ed il divieto di viaggio per i libici Musab Abu Qarin, Mohamed Kashlaf, Abdul Rahman al-Milad e anche per Ahmad Omar al-Dabbashi, detto "lo zio".

Quest'ultimo nome rientra tra i gruppi libici, oltre ai "governi" di Tripoli e Tobruk, con cui si è interfacciato l'ex ministro dell'interno italiano Marco Minniti per i famigerati accordi sulla gestione dei migranti in territorio libico. Non è da escludere che, insieme alle citate dinamiche interne alla Libia, anche il "cambio della guardia" al Viminale tra Minniti e Salvini abbia giocato un ruolo importante nella ripresa degli sbarchi. Non essendoci, infatti, una forma statuale tale da poter essere considerata tout court il legittimo e univoco governo libico, gli accordi tra Minniti e le parti libiche sui migranti sono stati suggellati, grazie anche alla mediazione dell'Eni, con una semplice stretta di mano, più che con accordi siglati o trattati in piena regola. Questo implica, come tra l'altro è tipico della cultura araba, che l'accordo non si basi tanto su ciò che allora la personalità Minniti rappresentava - ossia il governo italiano - ma sulla persona Minniti in se stessa.

Con il nuovo capo del Viminale, particolarmente sospetto agli occhi esterni per le posizioni filo-russe - un dato inedito per i dicasteri italiani - è probabile che i gruppi venuti in contatto con Minniti stiano tastando il polso della situazione, facendo riprendere le partenze, in modo da capire se e quanto sia possibile intavolare trattative sul tema migranti anche con Salvini.

Tutto questo permette anche un'ulteriore riflessione. L'Italia - nonostante l'impasse politica ne abbia paralizzato la capacità di azione internazionale per mesi - resta ancora un interlocutore essenziale per chi si trova sulla sponda opposta del Mediterraneo, nonostante la Francia di Macron abbia cercato in qualche modo di scattare in avanti per sostituirsi al Bel Paese. Il "super-vertice" libico organizzato a Parigi, cui hanno partecipato Haftar, al-Serraj e altri esponenti di spicco della politica libica, ha portato solo a fissare forzosamente le elezioni al 10 dicembre prossimo, con il conseguente avvio del processo costituente. Grandi assenti del summit: l'argomento migranti e diverse milizie libiche che sul tema migranti sono interlocutori imprescindibili. Proprio da questa assenza deriva la consapevolezza che, su tali questioni, è ancora con Roma che bisogna parlare e interfacciarsi.

Viceversa, la Libia e i paesi rivieraschi si confermano le aree di proiezione geopolitica più importanti per l'Italia. Il nuovo governo, incassato un semi-incidente diplomatico con la Tunisia, sulla Libia e sui migranti ha ancora tutto da dimostrare.

 

 

 

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