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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

MERKEL VUOLE LA COMMISSIONE EUROPEA...MA HA BISOGNO DI ISRAELE

E' un viaggio dal profondo significato strategico quello di Angela Merkel nello stato d'Israele. La cancelliera tedesca ed esponenti del suo governo, infatti,  saranno a Gerusalemme oggi e domani, 4 ottobre, per la settima sessione dei colloqui intergovernativi tra Germania e Israele, cui prenderanno parte il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il suo gabinetto.

Al centro degli incontri le relazioni bilaterali e - probabilmente - un reiterato invito da parte di Tel Aviv a spingere Germania e Unione Europea ad abbandonare la linea di dialogo con il nemico giurato di Israele: l'Iran khomeinista.

L'Europa vista da Israele

L'Europa - e in particolare l'Unione - viene considerata dalla leadership israeliana come un'inconsueta realtà politico-burocratica. Un gruppo di paesi con un'organizzazione a metà strada tra il federale e il trans-nazionale, che raramente adotta posizioni coerenti nei dossier di politica estera. Israele, con la sua politica di occupazione a danno dei palestinesi, in questo non fa eccezione. Dal momento che l'Ue non ha (e non avrà mai) una posizione univoca nei confronti dello Stato Ebraico.

Un esempio? L'apertura dell'ambasciata americana a Gerusalemme a maggio scorso, e il conseguente riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Usa. In quell'occasione, infatti, diversi paesi europei, di cui 4 membri dell'Unione, hanno fatto di testa propria presenziando alla cerimonia di apertura della sede diplomatica, contravvenendo alla sostanziale condanna venuta dall'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Ue, Federica Mogherini.

Albania, Austria, Serbia, Macedonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Ucraina. Questo è l'elenco degli stati che hanno inviato una delegazione a Gerusalemme il 15 maggio scorso, scattando in avanti rispetto alla "comune posizione europea" contraria alla mossa di Washington.

L'odio di Bibi per l'Ue

Bibi Netanyahu vede di buon occhio queste divisioni tra gli attori del vecchio continente per fiaccare la volontà dell'Unione di mantenere i rapporti commerciali con l'Iran, a seguito dell'uscita americana dal Nuclear Deal. Durante l'ultimo incontro a Berlino con Merkel, risalente a giugno scorso, il primo ministro israeliano aveva ripetuto ancora una volta ciò che Tel Aviv chiede all'Unione: mollare l'Iran e lasciarlo in preda all'isolamento internazionale.

Fino a questo momento Berlino ha fatto orecchio da mercante rispetto a queste richieste, come hanno fatto anche gli altri stati membri. Ma l'odierna visita di Merkel in Israele potrebbe segnare un ammorbidimento di tale posizione.

Israele "membro onorario" di Visegrad

In Europa, Netanyahu gioca dietro le quinte al fianco di un blocco di stati ben preciso: il cosiddetto gruppo di Visegrad.

Tel aviv, infatti, considera i paesi del  V4 - Polonia, Rep.Ceca, Slovacchia e Ungheria - alleati utili nel tentativo di minare dall'interno l'Unione Europea. Un'entità che i vertici israeliani considerano apertamente filopalestinese e filoiraniana.

La visita del premier ungherese Viktor Orban in Israele - nel mese di luglio - ha dimostrato plasticamente questa "corrispondenza di amorosi sensi" tra Visegrad e Tel Aviv. L'incontro è stato un successo, nonostante la campagna propagandistica promossa in Ungheria contro l'ebreo George Soros. Per la quale ci sarebbero gli estremi per parlare di antisemitismo galoppante nel paese magiaro.

La posta in gioco

In questo contesto, la visita di Angela Merkel nella città "tre volte santa" potrebbe inaugurare qualche reciproca concessione. Se Israele si impegna a smarcarsi da questo ruolo di "membro onorario" del gruppo Visegrad, la Germania può impegnarsi a far riconsiderare la posizione Ue rispetto al dossier iraniano.

L'obiettivo di Merkel è quello di saldare l'Unione, tenendo a bada il recalcitrante Orban e i suoi sodali. Secondo i rumors circolati negli ultimi mesi, inoltre, la cancelliera, non vorrebbe solo stabilizzare l'Unione contro le tendenze centrifughe, ma anche sedersi sullo scranno più alto delle sue istituzioni: la presidenza della Commissione Europea. In caduta libera nei sondaggi tedeschi, la donna più potente del mondo starebbe pensando di puntare a Bruxelles per guidare l'esecutivo europeo.

Per realizzare questo sogno, però, Merkel ha due condizioni da soddisfare.

Da una parte l'Unione Europea deve resistere di fronte al dilagare del sovranismo populista e agli strappi inter-europei stimolati da forze esterne (Usa e Russia). Dall'altra, la casa politica europea della Merkel - il Partito Popolare - non deve lasciarsi spostare a destra come vorrebbe Orban (membro anche lui del Ppe) al fine di sostenere in modo compatto l'ascesa della cancelliera alla guida della Commissione.

Date tali circostanze, una sponda in Israele non può che essere utile per realizzare entrambi gli obiettivi.