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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

I meridionali mangiano il doppio della pasta del Nord

Al Sud si mangia più pasta del Nord. Lo rileva una ricerca condotta su di un campione statistico. Insomma dire pasta e' come dire Italia ed è un amore che dura da secoli.

Oggi in media ogni italiano consuma 24 chili di pasta all'anno e la nostra produzione di 3,2 milioni di tonnellate ci rende i leader mondiali nel settore. Ma ci sono da fare le dovute differenze: il consumo non e' uguale su tutto il territorio.

Al Sud c'è una vera e propria passione per la pasta asciutta.  Secondo l'elaborazione di Aidepi (Associazione delle industrie del Dolce e della Pasta Italiane) su dati IRI, nel 2016 nel Mezzogiorno sono state vendute oltre 378mila tonnellate di pasta, il 36% del totale.

Il doppio rispetto al Nord Est e un terzo in piu' rispetto a Nord Ovest e al Centro. Nel solco di questa tradizione, la novità e' il crescente gradimento per la pasta integrale: quasi la meta' del campione (47%) dichiara di acquistarla, mentre 3 anni il consumo di fermava al 14%.

Nel Mezzogiorno - secondo una ricerca Doxa-Aidepi - il 99% mangia pasta, in media 4-5 volte a settimana e per il 48% e' l'alimento preferito. Molti intervistati hanno dichiarato di sceglierla essenzialmente per il gusto, ma non sono mancati quelli che invece la mangiano anche per ragioni di salute.

Tra Nord e Sud c'e' una differenza anche sulla tipologia acquistata: da Roma in giu' viene preferita la pasta secca (4 pacchi su 10 sono venduti nel Mezzogiorno), mentre il Nord Ovest e' leader per quella fresca. Di conseguenza al sud il consumo di pasta e' leggermente superiore alla media nazionale, circa 25-26 chili pro-capite all'anno.

Lo scenario pero' sembra in evoluzione: i veri fan della pasta stanno spostando il baricentro geografico verso il Centro Italia - dove il 45% mangia la pasta tutti i giorni, contro il 32% del Meridione. E la porzione media di un piatto di pasta nel Sud e' di circa 80 grammi a persona, registrando la percentuale più bassa del Belpaese.

Era il 1967, esattamente 50 anni fa, quando fu approvata la cosiddetta 'legge di purezza sulla pasta, l'unica normativa del genere voluta dai produttori che, fissandone i limiti qualitativi, garantisce alla pasta italiana di essere la migliore al mondo.

"Vogliamo rimettere al centro della pasta la mano del pastaio, ingrediente invisibile e spesso dimenticato del nostro piatto simbolo - spiega Mario Piccialuti, direttore di AIDEPI. Alcuni vogliono far credere che per fare una pasta buona servano solo materie prime eccellenti, ma c'e' molto altro. E' importante che gli italiani riscoprano la passione, la storia, la ricerca, i test sensoriali e di laboratorio, insomma tutto l'impegno dei produttori dietro una ottima forchettata di pasta".