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Massacro di Macerata. Pamela uccisa e fatta a pezzi dal suo spacciatore

Restano in carcere Desmond Lucky e Lucky Awelima, 22 e 27 anni, due dei tre nigeriani arrestati con l'accusa di aver concorso a uccidere e smembrare la 18enne Pamela Mastropietro a Macerata il 30 gennaio scorso.

Lo ha deciso il Tribunale del riesame di Ancona. Insieme ai due, detenuti a Montacuto (Ancona), era stato arrestato per le stesse accuse anche Innocent Oseghale, 29 anni, che abitava nella casa mansardata di via Spalato 124 dove si è consumato il massacro.

Indagato a piede libero un quarto nigeriano di 39 anni. Il nigeriamo avrebbe confessato il delitto durante un colloquio avuto in carcere con la compagna.

L'uomo - riferisce Il Resto del Carlino - ha sempre detto di avere incontrato Pamela ai giardini mentre cercava una dose di eroina, di averla messa in contatto con Lucky Desmond, di averla ospitata nella sua mansarda e poi, quando lei si era sentita male dopo l'iniezione, di essere scappato.

L'uomo ha sempre detto di non sapere nulla dell'omicidio, fino alla presunta confessione intercettata dagli inquirenti.

"Ho ucciso io Pamela, e ho fatto tutto da solo", avrebbe detto l'uomo nel carcere di Marino del Tronto, dove è detenuto dallo scorso 31 gennaio.

Oshegale, è l'affittuario dell'appartamento di via Spalato 124 dove Pamela, spinta dalla dipendenza dalla droga, lo seguì e dove poi - i rilievi del Ris l'hanno ormai chiarito - avvenne l'omicidio e quindi lo scempio del corpo.

Inizialmente il nigeriano era stato il primo a finire indagato dopo il ritrovamento dei due trolley, perché testimonianze riconducevano a lui come la persona che aveva scaricato il macabro bagaglio da una vettura che fungeva da taxi abusivo e su cui aveva preso posto a Macerata.

E si era quindi arrivati al suo appartamento, e oltre al ritrovamento di abiti di Pamela i rilievi degli specialisti della scientifica dei carabinieri accertarono la presenza di numerose tracce di sangue.

Per l'uomo scattò l'accusa di omicidio e il trasferimento in carcere poi però l'autopsia mise in dubbio l'ipotesi della morte dovuta ad atto violento, ad omicidio, e venne fuori l'ipotesi morte per overdose, cui seguì il vilipendio di cadavere.

Posizione quindi che si alleggeriva per Oshegale, che però restava in carcere, vista comunque la gravità dei reati.

Il successivo arresto di Lucky Desmond e di Awelima Lucky e i risultati delle indagini dei carabinieri del Reparto investigativo e del Comando provinciale di Macerata ha però rimesso in discussione la figura di Oshegale, riportandola in primo piano, ovvero la sua posizione è tornata ad essere molto delicata, con il forte rischio che anche per lui la Procura, individuando un nesso tra i tre nigeriani, possa far scattare l'accusa di concorso in omicidio volontario, adottando un provvedimento di fermo per omicidio poi da valutare da parte del Gip.

E in tal senso stanno indagando i militari e la Procura della città marchigiana, perchè ci sono ancora diversi aspetti da chiarire sul brutale delitto, oltre che responsabilità ben definite - persona per persona tra quelle finora finite nell'inchiesta - da chiarire.

Tuttavia l'ipotesi che Oseghale abbia agito da solo appare inverosimile agli investigatori, che continuano ad indagare per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti.

E sulla confessione alla compagna di Oshegale sulla sua colpevolezza, la Procura di Macerata smentisce nettamente: secondo il procuratore Giovanni Giorgio, sono notizie "destituite di ogni fondamento".