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Marocco, condannati venticinque saharawi per la morte di undici agenti di sicurezza 

Venticinque marocchini condannati dalla Corte del Paese per la morte di undici agenti di sicurezza. I fatti risalgono al 2010 e le pene inflitte ai saharawi variano dai 2 anni fino all'ergastolo. La notizia desta scalpore in quanto numerose organizzazioni umanitari mondiali ritengono che le confessioni siano arrivate sotto tortura e dopo gravi maltrattamenti. Il processo è stato ribattezzato "di Gdeim Izik" dal nome del campo profughi situato nei pressi della città di El Aaiún, dove scoppiarono gli scontri nel novembre del 2010 tra manifestanti saharawi e le forze di sicurezza, costati la vita ai militari. Le violenze sono state provocate sia dal Marocco che dal movimento indipendentista saharawi.
Ieri Amnesty international e Human Rights Watch hanno chiesto che le pene non fossero "basate su confessioni estorte sotto tortura e maltrattamenti inflitti duranti gli interrogatori". Il Marocco considera il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola oggi controllata in gran parte da Rabat, come parte integrante del regno. Il Fronte Polisario, sostenuto dall'Algeria, chiede un referendum per l'autodeterminazione.