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Marco Di Lauro e il terrore di essere scoperto quando fu ucciso il vigilante Della Corte

Alla stazione della Metropolitana di Scampia-Piscinola è accaduto qualcosa di brutto. C'è un uomo in divisa riverso a terra. E' immerso in pozza di sangue. E' una guardia giurata della Security Service, si chiama Francesco Della Corte, 51 anni.

E' stato aggredito da una gang a sprangate. Volevano rubargli la pistola. L'uomo si è opposto per impedire ai balordi di prendere l'arma.

E' sabato notte, 3 marzo del 2018. Francesco Della Corte giunge al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli in condizioni disperate. E' operato d'urgenza al cervello, ma giorni dopo, nella notte tra giovedì e venerdì, muore.

Nel frattempo i quartieri della periferia Nord di Napoli da Scampia a Secondigliano passando per Miano, Chiaiano, Marianella e Piscinola vengo stretti d'assedio dalle forze dell'ordine. Controlli mirati e una elevata pressione investigativa. L'ordine diramato dalla sala radio della Questura è netto: “Dovete martellare, occorre stanarli”.

E' il fotogramma di una tragedia. Cronaca cristallizzata. Un evento criminale imprevisto che lascia sul selciato l'ennesima vittima innocente. C'è qualcuno in via Emilio Scaglione, 424, che si nasconde e teme ripercussioni.

Un pezzo da 90 della camorra. E' il secondo latitante più ricercato d'Italia, prima di lui c'è il padrino Matteo Mesina Denaro. I fiancheggiatori del cerchio magico sono in apprensione. C'è un presagio non buono. Il fiato si spezza e l'ansia comincia a crescere. Ci sono leggi della statistica. La casualità probabilistica di un evento provoca reazioni incontrollate e origina altri eventi a catena. E' un accadimento che spiazza.

Il network che bada alla tutela di Marco Di Lauro, il rampollo della famiglia-clan, non poteva prevederlo. Il superlatitante da 13 anni - all'epoca dei fatti - è scomparso dai radar. Inghiottito nel nulla. Voltalizzato. Scomparso. Gruppi speciali, intelligence, 007, investigatori gli danno la caccia senza tregua. Abita al piano terra di un edificio anonimo, 50 metri quadrati, fittato a prestanome con regolare contratto.

In quel appartamentino, Marco Di Lauro detto 'Marchitiello' e conosciuto come Luca, vive con la sua compagna Cira Marino detta Ciretta e nota a condomini e commercianti con il falso nome di Annamaria. Con loro ci sono due gattini.

Quella residenza dista 5 minuti dalla stazione della metropolitana di Chiaiano. Strategica per andare - senza insospettire nessuno - a Scampia e Secondigliano, epicentro del quartier generale della ricostruita cosca di via Cupa dell'Arco. Vita tranquilla, normale, regolare. E' l'anonimato strategico, scelto da Marco Di Lauro per beffare e depistare l'attività investigativa.

Muoversi con accortezza, considerare sempre ogni dettaglio e non fare passi falsi. Vigilare, prevedere e pianificare tutto, una sorta di algoritmo speciale per garantirsi l'invisbilità.

Il pestaggio della guardia giurata e la sua morte è l'evento straordinario. Un omicidio quello di Francesco Della Corte che fa tremare i polsi. Espone e mette a rischio la vita segreta di F4.

C'è fibrillazione, paura, terrore per la presenza massiccia delle forze dell'ordine. I responsabili della sicurezza del boss, i suoi luogotenenti, gli ufficiali di collegamento e l'ampia zona grigia non sanno cosa fare.

Al piano terra del civico 424 di via Emilio Scaglione si ferma il tempo. Finestre chiuse a doppia mandata. Serrande abbassate. Luci sempre spente. La coppia resta in apnea e al digiuno.

Occorre trovare gli autori dell'omicidio, consegnarli alle forze dell'ordine, indurli a costituirsi e così far calmare le acque. E' l'unica soluzione possibile.

Parallelamente al grande lavoro delle forze dell'ordine e in particolare del commissariato di Scampia, diretto da Bruno Mandato, in campo ci sono anche loro: i 'guaglioni'.

Una lotta contro il tempo, si agisce a tenaglia, i giri si fanno larghi con veri e propri interrogatori a vedette, spacciatore e parcheggiatori. Si capisce che i componenti della gang non orbitano attorno a nessun gruppo criminale. Si tratta di cani sciolti.

Alla fine saranno gli agenti di Mandato a scovarli, grazie anche alle immagini dei sistemi di videosorveglianza e un dettaglio : l'andatura di uno dei tre ragazzi, riguardante la movenza del braccio sinistro.

Finiranno in manette - dodici giorni dopo il delitto - tre minorenni incensurati di 15, 16 e 17 anni.

Subito confessano e saranno poi condannati tutti e tre con  rito abbreviato a sedici anni e sei mesi di carcere.

E quasi in coincidenza con il primo anniversario dell'uccisione di  Francesco Della Corte, un napoletano onesto che ha speso la sua vita per i valori della legalità e dell' impegno civile, in via Emilio Scaglione, sabato scorso, 2 marzo viene stanato Marco Di Lauro, il boss in fuga da 14 lunghi anni.

di Arnaldo Capezzuto

 

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