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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Di Maio teme le preferenze e difende l'Italicum

Contro la legge elettorale, in gestazione alla Camera, spara ad alzo zero il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio: favorisce le "ammucchiate" e fa i "comodi" dei partiti tradizionali, non garantisce rappresentativita' e governabilita' e, soprattutto, punta a fare fuori il Movimento. Di Maio lancia il suo j'accuse dal blog di Beppe Grillo, dove attacca anche la Commissione di inchiesta sulle banche perche', sottolinea, ha escluso dai ruoli di vertice il Movimento impedendogli cosi', di fatto, di indagare, e i media che "stanno dando il peggio di se'". "Abbiamo il dovere di raccontarvi quello che sta succedendo qui dentro perche' in questi giorni qui si sta decidendo il futuro del Paese e anche del Movimento 5 stelle. Negli ultimi giorni sono successe due cose. La prima: i partiti hanno deciso di portare in Aula il prossimo 10 ottobre la nuova legge elettorale, quella che hanno chiamato Rosatellum bis. Guardate bene: per la legge che interessa ai loro comodi, hanno subito trovato lo spazio nel calendario. Per la legge che abolisce i vitalizi invece lo spazio non lo hanno trovato, per ben due volte al Senato si sono rifiutati di calendarizzarla in Aula perche' vogliono lasciarla morire in Commissione. Questa nuova legge elettorale impedira' per sempre al Movimento 5 Stelle di andare al governo", scrive Di Maio. E' una legge "che favorisce le grandi ammucchiate con un meccanismo perverso per cui una forza politica come il Movimento, anche se dovesse prendere il 30% dei voti non otterra' neanche il 15% dei seggi. E soprattutto permettera' ai partiti che perdono le elezioni di andare al governo. Il Rosatellum bis e' una legge che non garantisce ne' governabilita' ne' rappresentativita'", sottolinea. "L'unica cosa che garantisce e' togliere di mezzo il M5S. Non a caso sono tutti d'accordo, forza Italia, Pd, Alfano e Salvini. Salvini sta votando una legge che portera' di nuovo al governo Alfano, Renzi e Berlusconi. Ma tanto basta che gli assicurino la poltrona e se ne sta zitto", prosegue Di Maio sul fronte della legge elettorale.