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Macron "grande mediatore": i veri interessi della Francia dietro la proposta di mediazione tra curdi e Turchia

L'offerta della Francia di mediare tra la Turchia e i "terroristi" delle Forze democratiche siriane (Sdf), formazioni armate curdo-arabe appoggiate dalla coalizione internazionale a guida statunitense, è stata definita "inaccettabile" dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu. Il capo della diplomazia di Ankara ha aggiunto che l'incontro avvenuto ieri, 29 marzo, a Parigi tra il presidente francese, Emmanuel Macron, e una delegazione delle Sdf dimostra "la doppia morale" del paese europeo "nei confronti dei gruppi terroristici". Cavusoglu ha proseguito: "Ho chiesto al ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, che avrebbe pensato se il presidente turco Recep Tayyip Erdogan se avesse ricevuto nel palazzo presidenziale di Ankara i leader di un gruppo terroristico che ha attaccato la Francia". Per il responsabile degli Esteri turco, "la Francia tenta costantemente di agire in Siria in vari modi, ma questa volta e' andata troppo lontano".

La Turchia, che insieme alla Francia fa parte dell'Alleanza Altaltica (Nato), non sembra aver gradito particolarmente l'intervento diplomatico della Francia di Emmanuel Macron. Parigi, si apprende dai media locali, si sarebbe offerta di fare da mediatore tra Ankara e le forze curde contro cui, specialmente nel quadrante nord-occidentale della Siria, l'esercito turco ha scatenato più di un mese fa una massiccia operazione militare. Le unità di protezione del popolo curdo (Ypg), considerate tout court formazioni terroristiche da Erdogan, rappresentano la maggioranza assoluta all'interno dell Sdf, la cui minoranza araba (e assiro-cristiana) viene giudicata da Ankara come uno "specchio per le allodole" per negare l'assoluta fedeltà di queste formazioni al Partito dei Lavoratori Curdi (Pkk).

Se inserita in un contesto, la nuova iniziativa di mediazione da parte di Macron, più che un fulmine a ciel sereno sembra confermare un trend. Dopo la famosa "foto di gruppo" con i leader libici Fayez al-Serraj e Khalifa Haftar e dopo il volo presidenziale a Riad per risolvere la contesa sul "rapimento" del premier libanese Saad Hariri, Macron cerca di riconfermarsi come attore principale della diplomazia europea tra i leader dell'Ue. In termini politici, l'attivismo internazionale del capo dell'Eliseo è solo una questione di bilanciamento. Se la Germania di Angela Merkel è ormai accreditata come "locomotiva economica dell'Ue", il grandeur francese impone al giovane presidente di ritagliarsi un ruolo importante almeno per quello che riguarda gli affari esteri. Nel caso della Siria, a ben vedere, ci sono anche ragioni ben più prosaiche della semplice "vanagloria" parigina. Gli analisti concordano sul fatto che la ricostruzione della Siria post-conflitto costituirà senza dubbio l'affare del secolo per le aziende edilizie di tutto il mondo. Non è da escludere che il rampante capo dello stato francese, con la speranza di mettere pace (non si sa ancora come) tra la Turchia di Erdogan e le formazioni curde nel nord siriano, punti a mettere il becco su questa "miniera d'oro" basata sulle macerie siriane.